Arte – WeeKra http://weekrablog.altervista.org Cultura in condivisione. Tue, 11 Sep 2018 14:30:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.3 “Dante Plus”: l’edizione 2018 inaugura alla Biblioteca Oriani http://weekrablog.altervista.org/2018/09/dante-plus-2018/ Tue, 11 Sep 2018 14:30:07 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3094 Con tanti nuovi artisti e opere altrettanto nuove, anche quest'anno è tornata "Dante Plus", la mostra dedicata al volto del Sommo Poeta.

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Con tanti nuovi artisti e opere altrettanto nuove, anche quest’anno è tornata Dante Plus, la mostra dedicata al tema del volto del Sommo Poeta. 
La nuova edizione ha inaugurato, con felice e interessata partecipazione dei cittadini, venerdì 7 settembre, in piena celebrazione del Settembre Dantesco, che ogni anno dedica a Dante eventi culturali, conferenze, performance che coinvolgono tutte le arti.

dante-plus-2018A circa un anno dalla precedente esposizione del 2017, il progetto curato da Marco Miccoli (Bonobolabo) si rinnova nella stessa location, i chiostri della Biblioteca di Storia Contemporanea “Alfredo Oriani”. Anche questo rinnovo, come ormai previsto grazie alla qualità e all’unicità delle precedenti edizioni, non delude le aspettative del visitatore. Il visitatore può essere un esperto o un appassionato che non disdegna qualche divertente revisione della figura del grande poeta. Può essere anche un visitatore interessato all’arte, contemporanea o meno, che troverà di fronte a sé un percorso con una propria linearità, data dal tema, a cui diverse menti creative si sono applicate.

Tante tecniche, tanti stili, tante dimensioni che girano intorno al polo unico del volto di una figura letteraria ormai irrinunciabile per la vita della città di Ravenna e per la storia dell’Italia in generale. Irrinunciabile specialmente in questo periodo di celebrazioni: non soltanto perché siamo a settembre, ma anche perché ci avviciniamo sempre di più alla grande ricorrenza del 2021, 700° anniversario della morte di Dante.

Sarà proprio in quell’anno che Dante Plus culminerà con un grande finale che già si sta facendo attendere. Noi, nel frattempo, aspettiamo l’edizione 2019…e poi l’edizione 2020.

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La soglia dell’aldilà, Alessandro Turoni

Tra gli artisti in mostra: Alberto Corradi, Alessandra Carloni, Andrea Dalla Barba, Andrea De Luca, Bibbito, Bomboland, Brome, Camilla Garofano, Davide Bonazzi, Codeczombie, Dalia Del Bue, Davide Barco, Davide Bart Salvemini, Emanuele Racca Senior, Giordano Poloni, Giulia Flamini, Krayon, Goran, LABADANzky u.a.m., Lisa Gelli, Marco Bonatti, Marco Galli, Marco Filicio, Maria Gabriella Gasparri, Marta Pantaleo, Massimiliano Marzucco, Michele Bruttomesso, Resli Tale, Roberto Gentili, TMX artist, Totto Renna, Valentina Lorizzo e Werther Banfi.

Nel giardino esterno della biblioteca, inoltre, sarà presente una maestosa scultura dell’artista Alessandro Turoni, La soglia dell’aldilà.

La mostra sarà visitabile presso gli spazi espositivi della Biblioteca Oriani fino al 28 settembre e osserverà i seguenti orari: dal lunedì al venerdì 9.00-13.00, sabato e domenica 15.00-19.00.
L’ingresso è gratuito.

Per ulteriori informazioni: www.danteplus.com


In copertina: l’opera di TMX artist

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“? War is over”: le anticipazioni sulla prossima mostra al Mar http://weekrablog.altervista.org/2018/07/war-is-over-mar/ Fri, 13 Jul 2018 13:56:03 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3084 Al Mar - Museo d'Arte della Città di Ravenna sono già cominciate le anticipazioni in previsione della mostra "? War is over - ARTE E CONFLITTI tra mito e contemporaneità" in programma dal 6 ottobre 2018 al 13 gennaio 2019.

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Dopo i buoni numeri ottenuti da Montezuma, Fontana, Mirko, dopo il focus fotografico di Andante. Alex Majoli e mentre, infine, si conclude La tradizione del nuovo. Premio Giulio Guberti 2018, al Mar – Museo d’Arte della Città di Ravenna sono già cominciate le anticipazioni in previsione della mostra ? War is over – ARTE E CONFLITTI tra mito e contemporaneità in programma dal 6 ottobre 2018 al 13 gennaio 2019.

Un insieme di input, riflessioni, grandi nomi e grandi opere d’arte in questa nuova esposizione curata dal direttore del Mar, Maurizio Tarantino, e dalla storica e critica d’arte Angela Tecce, anche dirigente del MiBACT.

Il tema del progetto è tra i più discussi e attuali non soltanto della nostra epoca, ma anche di quelle passate: la guerra per l’appunto, ma anche il conflitto e il confronto. Entrambi da affrontare e risolvere, auspicabilmente, attraverso il dialogo e la dialettica.

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Pablo Picasso – Jeux des pages

Il percorso si svilupperà attraverso tre temi principali. Innanzitutto, il tema “Vecchi e nuovi miti” approfondirà le suggestioni e le idee che nel passato hanno caratterizzato il conflitto e, in alcuni casi, dato vita a diverse forme di mitologia. In secondo luogo, “Teatri di guerra. Frontiere e confini”, una rilettura in chiave artistica, naturalmente, dell’immagine di guerra. Infine il filone “Esercizi di libertà” guarderà al futuro, affidando all’arte stessa l’occasione di trovare libertà nella creatività.
A impreziosire l’esposizione interverranno le installazioni realizzate da Studio Azzurro, quattro in tutto, in quattro diverse location del museo: la scala di collegamento tra i tre piani dell’area espositiva, la sala d’ingresso, il corridoio del primo piano e, per concludere (letteralmente) in bellezza, anche la lastra funeraria di Guidarello Guidarelli sarà valorizzata da un allestimento ad hoc.

Il confronto è ciò che dà vita al percorso della mostra: l’ordine cronologico verrà volutamente messo da parte per dare spazio a collegamenti più armonici e spontanei, nonché all’indipendenza e all’attualità dei temi di ogni opera presente in mostra.

Tra i circa 60 artisti in mostra figurano nomi quali: Marina Abramović, Alberto Burri, Christo, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Filippo Tommaso Marinetti, Mimmo Paladino, Pablo Picasso, Michelangelo Pistoletto, Andy Warhol e molti altri.

Per ulteriori informazioni e aggiornamenti:
http://www.mar.ra.it/ita/
FB: Mar – Museo d’arte della città di Ravenna
Tel: 0544 482487

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Camera Work Off: quando un concorso fotografico diventa mostra http://weekrablog.altervista.org/2018/05/camera-work-2018-off/ Thu, 17 May 2018 18:45:58 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3047 Dal 18 al 27 maggio il centro storico di Ravenna si animerà per ospitare il circuito Off del concorso fotografico Camera Work, organizzato da Palazzo Rasponi 2.

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Dal 18 al 27 maggio il centro storico di Ravenna si animerà per ospitare il circuito Off del concorso fotografico Camera Work, organizzato da Palazzo Rasponi 2.

Vi avevamo già parlato di Camera Work, il concorso fotografico made in Ravenna che focalizza tutte le attenzioni sui giovani artisti under 35. Quest’anno si è svolta appena la seconda edizione, quindi parliamo di una creazione fresca fresca.

Il tema era “Quaderni di viaggio” e consentiva una certa libertà di scelta da parte del fotografo, perché si poteva applicare la parola viaggio nel suo senso letterale oppure affidarsi a metafore e definizioni più astratte. Questo concorso è stato accolto con grande entusiasmo dai suoi partecipanti e quello che ne è venuto fuori è stato un insieme di progetti di altissima qualità.

Talmente tanta qualità che, oltre ai canonici primi tre classificati, sono stati nominati tantissimi quarti ex aequo (se vi siete persi la classifica la potete trovare qui). E non è tutto, perché gli organizzatori di Camera Work hanno deciso di dare un po’ di spazio anche a molti fotografi che, pur non essendosi piazzati tra i primi quattro posti, avevano prodotto dei progetti che meritavano di essere visti.

Al Mercato - Roberto Turturro

“Al mercato” (Roberto Turturro).

È qui che nasce, quindi, il circuito Off: un insieme di tanti mini-progetti che possiamo definire “fuori concorso” ma che formano un vero e proprio festival di fotografia. Ad ospitarli sono i locali di tutto il centro storico di Ravenna, creando ognuno un’ambientazione a sé che si integra con lo stile delle foto lì esposte.

«Con questa novità si verrà a creare un percorso non solo fisico, ma anche ideale tra lo spazio espositivo PR2 e il Mar che ospita la personale di Alex Majoli. Un incontro fra giovani artisti della fotografia e un grande professionista di fama mondiale che sarà di reale interesse e molto stimolante». Questo è l’essenza del circuito Off di Camera Work secondo l’assessora alle Politiche giovanili Valentina Morigi.

Artisti esposti

Emanuele Dainotti: AlephFresco, Cocktails & Tapas (via IV Novembre, 51/53)
Roberto Simonte: Maya’s BeachesFargo (via Girolamo Rossi, 17)
Giulia Lazzaron: Light in city lifeCaffè Letterario (via Armando Diaz, 26)
Michele Spatari: AtopiaCaffè Letterario (via Armando Diaz, 26)
Gaetano Massa: Hip Hop Kemp FestivalGrinder Coffee Lab (via di Roma, 178)
Davide Magelli: Viaggio attraverso la mia cameraGrinder Coffee Lab (via di Roma, 178)
Roberto Turturro: La giusta direzioneCaffè dell’Antica Zecca (via Antica Zecca, 14/16)
Ruggero Lambo: Geometrie interioriIl caffè del Teatro (via Angelo Mariani, 1)
Ilario Caliendo: (SENZA TITOLO)Il caffè del Teatro (via Angelo Mariani, 1)
Luisa Antonangeli: IntoL’Alighieri (via Mario Gordini, 29)
Dalila Baldrati: ApostrofiBaldovino (via Tombesi dall’Ova, 9)
Diletta Allegra Mazza: Storia di D.Porta Sisi Cafè (via Giuseppe Mazzini, 68)
Daniele Aguzzoli: Matte BlackIl Nazionale (piazza del Popolo, 28)
Simone Enei: Cammini verticaliFellini Scalinocinque (piazza Kennedy, 15)
Simona Nasta: SENZA TITOLOIl Roma (piazza del Popolo, 17)
Chiara Sardelli: Riscoprire l’essenzialeIl Roma (piazza del Popolo, 17)
Jessica Francesconi: Ultreya et SuseyaCaffetteria Guidarello (via Giuseppe Pasolini, 21/A)
Michela Fabbrocino: CamminoCaffetteria Guidarello (via Giuseppe Pasolini, 21/A)

Quanta strada è stata fatta - Roberto Turturro

“Quanta strada è stata fatta” (Roberto Turturro).

Sono stati organizzati numerosi eventi, ogni giorno in un locale diverso del circuito, per tutta la durata dell’Off a cui vi invitiamo caldamente a partecipare perché ne vale davvero la pena. Per il programma completo potete dare un’occhiata qui.

Per cominciare potrebbe essere un’ottima idea quella di partecipare all’inaugurazione della mostra collettiva dei quarti classificati e del circuito Off di Camera Work, che si terrà venerdì 18 maggio alle ore 18:00 presso la sala espositiva di Palazzo Rasponi 2 (Via Massimo D’Azeglio, 2 – Ravenna).

Per maggiori informazioni potete visitare il sito internet o la pagina Facebook di Palazzo Rasponi 2.

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Esco un attimo con le Storie della domenica http://weekrablog.altervista.org/2018/04/esco-un-attimo-linda-traversi-storie-domenica/ Mon, 30 Apr 2018 10:52:23 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3035 Capita spesso di trovarsi di fronte a una scrittrice, così come capita spesso di imbattersi in un’artista, ma incontrare una persona che sperimenta entrambi i campi non è così scontato. Eppure è questa Linda Traversi: l’autrice di un romanzo (Esco un attimo, edito da Luoghi interiori) e di una particolare mostra fotografica (Storie della domenica). [...]

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Capita spesso di trovarsi di fronte a una scrittrice, così come capita spesso di imbattersi in un’artista, ma incontrare una persona che sperimenta entrambi i campi non è così scontato. Eppure è questa Linda Traversi: l’autrice di un romanzo (Esco un attimo, edito da Luoghi interiori) e di una particolare mostra fotografica (Storie della domenica).

Dicotomie

Linda Traversi è toscana di nascita e romagnola d’adozione. Padre italiano e madre statunitense. E come si diceva sopra, le piace scrivere ma anche fare foto. Da pochi mesi, inoltre, Linda si trova alle prese con un doppio esordio. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Esco un attimo, mentre tra qualche giorno inaugura una mostra tutta sua a Faenza. Per non farsi mancar nulla, quindi, anche la sua emozione è doppia

Esco un attimo a scrivere un libro

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La copertina del romanzo Esco un attimo

Andiamo per gradi e iniziamo dalla Linda scrittrice. 29 ottobre 2017, Premio Letterario Città di Castello. Quando viene chiamato il secondo classificato Linda sente il suo nome. Giunta sul palco le viene chiesto se è delusa per non aver vinto. Linda risponde “Per niente!” e per una settimana non ha praticamente più dormito.
I primi due classificati del premio vengono pubblicati e così Linda dà alle stampe il suo Esco un attimo. Il romanzo narra la storia di Giada, una donna forte e indipendente che pensa ormai di aver trovato la propria strada, ma le cui sicurezze verranno presto minate da alcuni eventi. Dal Giappone torna a casa, in Italia, dove è costretta a fare i conti con le proprie origini e la propria vita. E di più non vi dico, altrimenti si rischia di fare spoiler…
Linda Traversi, dopo aver presentato il libro a Todi, ora si racconta il suo romanzo a Ravenna. Il 4 maggio è ospite a Liberamente Libri (in viale Alberti) e il 25 maggio è al Caffé del Ponte Marino (in via Ponte Marino).

Una foto, un pensiero e le Storie della Domenica

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Una delle foto di Storie della Domenica

L’esordio, però, è doppio. Infatti il 10 maggio Linda inaugura a Faenza la mostra Storie della Domenica presso il ristorante Olè – Tapas e Vino (via Marescalchi). Ma cosa sono le Storie della Domenica? “Le Storie sono nate da quando ho un smartphone”, scherza Linda. Tutto parte da una foto che innesca una serie di pensieri e personaggi che danno vita a un breve racconto. Linda inizia così a pubblicare i suoi foto-racconti su Instagram, per un totale di 5 o 6 episodi che portano a compimento ciascuna storia.
“Ho scritto un paio di storie e ho raccolto un discreto successo”, spiega l’autrice. Talmente successo che il proprietario di Olè – Tapas e Vino la contatta e le propone di esporre le sue opere foto-letterarie nel proprio locale.
Le Storie della Domenica escono dunque dai social per entrare nel mondo reale. Dentro al locale le foto saranno accompagnate dai racconti, proprio come su Instagram. Un invito ad alzare la testa dallo schermo del telefono e ammirare la storia che ci sta intorno.

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Andante: il ritmo delle immagini di Alex Majoli http://weekrablog.altervista.org/2018/04/andante-alex-majoli/ Wed, 25 Apr 2018 15:09:14 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3018 Andante: andante come un viaggiatore che procede per la sua strada, andante come una musica dal ritmo quieto, ma comunque potente. "Andante" come la mostra del fotografo Alex Majoli, inaugurata lo scorso 14 aprile al Mar - Museo d'Arte della città di Ravenna.

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Andante: andante come un viaggiatore che procede per la sua strada, andante come una musica dal ritmo quieto, ma comunque potente. Andante come la mostra del fotografo Alex Majoli, inaugurata lo scorso 14 aprile al Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna.

Dopo le soddisfazioni di Montezuma, Fontana, Mirko – La scultura in mosaico dalle origini a oggi e il viaggio nella cultura grafica italiana con Licalbe Steiner, il museo torna alla fotografia con un nome presente nell’albo della prestigiosa agenzia Magnum Photos.

andanteAlex Majoli non ha scelto a caso questo titolo, che rispecchia con profondità e onestà le sale di questa mostra, risultato di oltre trent’anni di attività. Come espressamente suggerito dallo stesso fotografo, tuttavia, Andante non si tratta di una retrospettiva. La mostra ha un proprio ritmo, alcuni fili conduttori, a volte chiari, altre meno.

Sta anche all’osservatore trarre le proprie conclusioni, vedere una propria e personale versione di ciò che trova esposto di fronte a sé. Majoli è un fotografo che viaggia, esplora, raggiunge le zone del globo più in difficoltà, rappresenta i continenti nella loro crudezza più esplicita.

Tra guerre, ribellioni, dolore e lacrime, non chiude comunque la porta al tema dell’amore, della poesia, della fantasia.
Queste fotografie sono come quadri: non importa dove, non importa come, sono state realizzate. Non per raccontare una storia, come Majoli stesso asserisce, perché non hanno questa “pretesa”. Ma per suggerire qualcosa, in alcuni casi urlandolo a piena voce, in altri sussurrando con discrezione.

Dei tre piani totali, i primi due sono stati pensati su misura per il Mar e le sue sale. Come detto, il percorso ha un proprio senso, una direzione adattata agli spazi a disposizione, mentre ci porta in tutto il mondo, dall’Italia alla Russia, dalla Cisgiordania al Congo, dalla Cina all’Egitto. Questa indagine della condizione umana porta Majoli a inserirsi chirurgicamente nei contesti in cui si trova, mostrando e mostrandosi. Niente “zoom” per il precoce fotografo ravennate, soltanto autenticità, presenza, coraggio di mettersi volontariamente nell’occhio del ciclone.

Il risultato di questo metodo è una serie di immagini intense, che quasi trafiggono per la loro forza. Altre ci trasportano all’interno del proprio movimento, del proprio ritmo. Altre ancora ci portano a immedesimarci nei soggetti o, in alcuni casi, anche nello stesso fotografo.

andanteIl terzo piano della mostra è presentato come progetto a parte, curato da Diane Dufour, direttrice del Museo LE BAL di Parigi, David Campany, uno dei massimi curatori a livello mondiale di allestimenti fotografici, e Cyrill Delhomme, sempre del Museo LE BAL di Parigi: Scene.
In queste sale la teatralità dell’esperienza fotografica diventa centrale: con l’aiuto dei suoi assistenti, Majoli monta dei flash molto potenti prima di scattare, ovunque si trovi. In mezzo a una strada, in un locale, in Brasile, in Congo, in Corea del Sud, in Europa. I suoi soggetti, a quel punto, possono decidere se prestarsi allo scatto, se cambiare atteggiamento, se dileguarsi semplicemente.
Una sorta di performance d’ispirazione pirandelliana, una rottura sfacciata della quarta parete, un esperimento più che riuscito.
Con i flash e il bianco e nero, anche il giorno diventa notte nelle fotografie. I “personaggi” e il “palcoscenico” rimangono fissati, sublimati dalla forte luce artificiale.

Andante rimarrà fino al 17 giugno 2018, visitabile dalle 9 alle 18 dal martedì al sabato e dalle 11 alle 19 la domenica. La biglietteria chiude un’ora prima.

Per ulteriori informazioni, vi invitiamo a visitare il sito del Mar.

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Ibrida Festival 2018: le arti intermediali partono da Forlì http://weekrablog.altervista.org/2018/04/ibrida-festiva-2018-intervista/ Tue, 10 Apr 2018 06:41:26 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3006 A Forlì, dal 5 al 13 maggio 2018, si terrà la terza edizione di Ibrida, festival internazionale delle arti intermediali, animando la città di videoinstallazioni, allestimenti e spettacoli dal vivo. Guarda la nostra intervista!

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A Forlì, dal 5 al 13 maggio 2018, si terrà la terza edizione di Ibrida, festival internazionale delle arti intermediali, animando la città di videoinstallazioni, allestimenti e spettacoli dal vivo.

Davide Mastrangelo e Francesca Leoni, oltre a essere i direttori artistici del Festival, sono anche videoartisti e videoperformer, ovvero sono sia gli autori che gli interpreti dei loro progetti incentrati sull’opera audiovisiva.

Con un vasto portfolio alle spalle e tanta esperienza sul campo, un giorno hanno deciso di portare alla luce il loro grande sogno: trasformare la loro città, Forlì, in un importante luogo di ritrovo per videoartisti internazionali e gli amanti della videoarte.

Nasce così nel 2015 “Reazione”, una versione sperimentale di quello che poi, qualche anno più tardi, si è evoluto in quello che oggi conosciamo come “Ibrida Festival”, che quest’anno raggiunge la terza edizione.
Un festival “giovane”, dunque, ma che ha già dimostrato la grinta di un format che non può che continuare a crescere sempre di più.

Il festival è organizzato da Vertov Project, un’associazione di promozione sociale che si occupa anche della produzione e della promozione di film, audiovisivi e spettacoli intermediali, oltre alla coordinazione di incontri e corsi incentrati sul vasto mondo dell’arte visiva.

Incuriositi dal progetto “made in Romagna” abbiamo chiesto a Francesca e Davide di raccontarci qualcosa di più di Ibrida e della videoarte in generale (perché un po’ di ripasso non fa mai male).

YouTube Video

 

Ibrida Festival si terrà a Forlì presso la Fabbrica delle Candele (piazzetta Corbizzi, 9-30) dal 5 al 13 maggio 2018. Per ulteriori informazioni: Vertov ProjectIbrida Festival

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I portuali presentano la mostra “Sensazioni in bianco e nero” http://weekrablog.altervista.org/2018/03/sensazioni-in-bianco-e-nero-mostra-fotografica/ Mon, 12 Mar 2018 14:12:10 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2958 La mostra contiene le foto dei 15 partecipanti al concorso annuale dei foto cine club ed è visitabile gratuitamente fino al 28 marzo 2018 presso la sala espositiva di via Berlinguer n.11 a Ravenna.

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Il Fotocineclub Portuali Ravenna ha allestito una nuova mostra fotografica dal titolo “Sensazioni in bianco e nero”, esponendo le foto dei 15 fotografi che hanno partecipato all’omonimo concorso interno.

Sensazioni in Bianco e Nero - Foto di Ezio Venturi

Foto di Ezio Venturi (3° classificato).

Abbiamo già avuto modo di conoscere il circolo fotografico dei portuali, per via della loro sempre attiva organizzazione di corsi, uscite fotografiche, concorsi e mostre (oltre alle serate dedicate a parlare di foto e di fotografia).

Il concorso di cui parlo in questo articolo era riservato ai soci del circolo; oltre a dover presentare foto solamente in bianco e nero, l’unico altro vincolo era quello di aver prodotto gli scatti nell’anno in corso (la scadenza era fissata per la fine del 2017), per spingere anche i fotografi più pigri ad uscire a fotografare.

Come di consueto, questo concorso era diviso a tappe e l’ultima di queste si chiamava proprio “sensazioni in bianco e nero”, tema così apprezzato da far sì che venisse sintetizzato l’intero concorso in quest’ultima categoria.

Sensazioni in Bianco e Nero - Foto di Paolo Gambetti

Foto di Paolo Gambetti (2° classificato).

La giuria era composta dai membri del Circolo Fotografico Cervese, che si sono divertiti molto grazie alla qualità delle foto presentate.

Hanno partecipato al concorso Gianni d’Alba, Enzo Errichiello, Stefano Fazzini, Paolo Gambetti, Alberto Giani, Paolo Isidori, Elio Mazza, Nicholas Neri Holmen, Janina Robottini, Enzo Sansavini, Giuseppe Stronati, Maurizio Tanzi, Dino Tasselli, Adriano Venturi ed Ezio Venturi.

Sensazioni in Bianco e Nero - Foto di Dino Tasselli

Foto di Dino Tasselli (1° classificato).

La mostra è visitabile gratuitamente presso la sala espositiva di via E. Berlinguer n.11 (Ravenna) fino al 28 marzo 2018 nei seguenti orari: dal lunedì al giovedì dalle 09:00 alle 18:00 e il venerdì dalle 9:00 alle 12:00.

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“Scatti di umanità” dalla Birmania. Intervista ad Alice Bandini http://weekrablog.altervista.org/2018/03/scatti-di-umanita-birmania-alice-bandini/ Thu, 08 Mar 2018 07:00:40 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2946 Alice Bandini è una persona di parola. Ci ha emozionato con il racconto del suo viaggio in Nepal e ha saputo conquistare la fiducia di tante persone mentre preparava il suo viaggio in Birmania. E adesso che è tornata in Italia con un bagaglio carico di emozioni, ricordi e fotografie, l’abbiamo incontrata per farci raccontare [...]

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Alice Bandini è una persona di parola. Ci ha emozionato con il racconto del suo viaggio in Nepal e ha saputo conquistare la fiducia di tante persone mentre preparava il suo viaggio in Birmania. E adesso che è tornata in Italia con un bagaglio carico di emozioni, ricordi e fotografie, l’abbiamo incontrata per farci raccontare quello che ha visto e quello che ha fatto.
Ecco la nostra intervista, in attesa della mostra “Scatti di umanità”, visitabile l’11 marzo e il 2 aprile presso l’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo.

Birmania, un nuovo viaggio e tante cose da fare

Il viaggio di quest’anno è stato molto impegnativo, faticoso. La realtà della Birmania è molto più povera rispetto a quella del Nepal, a causa forse della dittatura che li ha penalizzati per anni. Con la cifra raccolta ho aiutato tre orfanotrofi. Abbiamo raccolto 5400 euro grazie al crowdfunding, non me l’aspettavo! L’esperienza dell’anno precedente ha fatto sì che anche tanti sconosciuti si siano fidati di me.

Non mi sono mai sentita in pericolo, neanche quando ho prelevato la somma dal bancomat. I birmani sono felici con il minimo indispensabile. Un episodio mi ha particolarmente colpita. In un alimentare ho comprato alcuni snack e sul bancone c’era una scatola con i soldi e chi comprava prendeva il resto da solo. Questa cosa mi ha stupita in positivo, sono molto onesti o forse ingenui.

Tre orfanotrofi e tanti soldi da spendere

Quest’anno ho aiutato più di un orfanotrofio, perché quello ufficiale aveva meno bisogno di quanto mi aspettassi. Per i bambini di quella struttura ho preso vestiti e ciabatte, mentre per i bambini di un secondo orfanotrofio ho potuto fare molto di più.

Questa struttura non aveva neanche le pareti. In Birmania il clima non è freddissimo, ma di notte ci sono 5 o 6 gradi ed era quindi importante cercare di far qualcosa. Insieme alla donna che mi ha accompagnato in questo percorso, Soe Soe, abbiamo fatto un preventivo e acquistato il materiale per costruire le pareti. Si tratta di fogli sottili di legno rivestiti di bambù. A parte questo ho comprato anche tante medicine contro funghi e scabbia che ho fatto fatica a trovare perché ce ne servivano grandi quantità.

Il terzo orfanotrofio non era un orfanotrofio classico: ospitava 1200 bambini, come se fosse un villaggio. Per portar da loro le cose che abbiamo comprato c’è voluto addirittura un furgoncino!

Monaci e bambini

Il rapporto con i bambini è stato molto diverso rispetto al Nepal. L’anno scorso erano solo dodici, conoscevo tutti i loro nomi e le loro storie. Quest’anno non li ho quasi conosciuti, stavo con loro una mezz’oretta alla sera. Bisognava sistemare prima molte cose! 5000 euro da spendere sono tanti e dovevo fare in tempo a spenderli tutti prima di andar via. Praticamente ero sempre in giro a fare acquisti.

L’orfanotrofio più grande, anche questo gestito da monaci buddisti, ospita ragazzini fino a 16-17 anni. A quell’età alcuni trovano lavoro e solo in pochi riescono a terminare gli studi. Un monaco mi ha mostrato orgoglioso la foto di dieci ragazzi che sono riusciti a diplomarsi.

I monaci sono molto rispettati, non possono prendere soldi ma ricevono molti doni. Credono nel karma ed è facile trovare per le strade la statua di un piccolo Buddha circondato da cibarie offerte.

Un’occasione per fare di più

Il primo gennaio sono stata in un villaggio dove non c’era neanche la corrente elettrica e ho portato lì da mangiare e da bere. Era la prima volta che vedevano una persona bianca. Un bambino si è messo piangere. A quanto pare la paura del diverso è proprio innata nell’essere umano! Le donne mi accarezzavano la pelle…

In questo villaggio ho conosciuto una ragazza che ha voluto presentarmi una sua amica…
Ha una storia davvero triste. È vedova, senza lavoro e con tre figli, di cui una disabile. Stavo per piangere quando mi ha raccontato la sua storia. Lei non mi ha chiesto nulla, ma io ho voluto donarle qualcosa, per farli stare bene anche solo per un paio di mesi. La ragazzina disabile è costretta sulla sedia a rotelle, ma in pratica non può usarla per via delle strade. Ho dato loro 600 euro, non ho potuto fare di più perché avevo già fatto tanti preventivi per gli orfanotrofi.

Birmania e Nepal a confronto

Il popolo birmano è meraviglioso. Ho visto una grande differenza con il Nepal. In Nepal sono più collegati con il resto del mondo, provano un po’ di più ad ottenere delle donazioni, stanno un po’ più addosso ai turisti. In Birmania non ci badano ancora. Molti di loro mi hanno dato una mano, ma nessuno ha mai voluto accettare una mancia. “Ti ho aiutato perché ti volevo aiutare”, molte volte mi hanno risposto così, lasciandomi intendere che non volevano ricompense. Credo che questo dipenda dal fatto che loro non hanno ancora termini di paragoni, non conoscono il resto del mondo. Per loro la vita è quella, sono felici così. È come se fossero rimasti al tempo dei nostri nonni.

Scatti di umanità

La mostra sarà visitabile in due occasioni, l’11 marzo e il 2 aprile, all’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo. Quest’anno ho fatto 800 foto. È stato davvero difficile sceglierne solo 35 da esporre. Per lo più i soggetti delle foto sono i bambini o gli anziani. Si facevano fotografare volentieri. Molti di loro non si erano mai visti in foto ed erano molto curiosi di vedersi. Ridevano.

Alcune delle foto più belle le ho scattate durante la festa del primo gennaio. Si vede che quel giorno era speciale per loro, mangiavano con le mani, erano molto felici. Un’altra foto a cui sono molto affezionata è quella che ho scattato a una vecchietta di circa 70 anni.

Io non sono una fotografa professionista. Scatto d’istinto. A volte i fotografi ci rimangono male quando mi fanno delle domande tecniche a cui io non so rispondere. La verità è che riesco a cogliere l’attimo.

Il ricavato della mostra lo manderò a Soe Soe, che ha già trovato altri due orfanotrofi bisognosi, o ai ragazzi dell’associazione ChildrenDoMatter di Londra. I tre ragazzi vorrebbero che portassi le foto a Londra per fare una mostra anche lì. Sarebbe bello, chissà.

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Heimat: da Berlino la mostra fotografica di Chiara Pavolucci http://weekrablog.altervista.org/2018/03/heimat-mostra-fotografica-chiara-pavolucci/ Tue, 06 Mar 2018 17:55:51 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2934 Chiara Pavolucci, terza classificata del concorso PR2 Camera Work 2018, espone le sue foto nell'opera "Heimat". La mostra è visitabile fino al 18 marzo 2018.

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Domenica c’è stata l’inaugurazione della nuova mostra “Heimat” di Chiara Pavolucci, fotografa cesenate che ha partecipato al concorso “PR2 Camera Work”, riservato agli under 35 e organizzato da Palazzo Rasponi 2, arrivando terza classificata (seguiranno le mostre degli altri vincitori).

L’evento è stato introdotto dagli organizzazori, che hanno confermato la buona riuscita di questa seconda edizione del concorso, per poi passare la parola all’artista autrice delle foto esposte, che ha spiegato il suo progetto. E per finire, un bel buffet accompagnato da buona musica a cura della dj Giorgia Annibalini.

Chiara Pavolucci - Heimat (2018)

Heimat

Chiara Pavolucci, dopo aver frequentato la triennale di Lettere Moderne presso l’Università di Bologna, scopre l’interesse per la fotografia e si trasferisce a Berlino per frequentare la Neue Schule für Fotografie, un’accademia privata.

Quando è ora di ritornare a casa – a Cesena – si rende conto che i cinque anni passati nella città tedesca non sono pochi: è vero che tornerà a casa, ma si lascerà alle spalle anche quella che, col tempo, è diventata un’altra casa, in Germania.

Da questa riflessione, da questa sensazione di perdita delle radici, Chiara decide di dare il nome al suo progetto: Heimat, che in tedesco vuol dire patria.
La mostra è composta da 30 fotografie in bianco e nero e in formato quadrato, scattate in analogico e stampate in digitale. È presente anche un testo che raccoglie alcune poesie che la fotografa ha scritto durante la permanenza in Germania.
Tra un prosecco e l’altro, l’abbiamo intercettata per una breve intervista.


Raccontaci un po’ di te

Chiara Pavolucci

L’autrice della mostra, Chiara Pavolucci.

«Ho studiato a Bologna, frequentando la triennale in Lettere moderne: essendo di Cesena, quella è stata la mia prima esperienza fuori casa. Ho iniziato a prendere in mano la mia prima reflex in quel periodo (avevo 18-19 anni), ma solo per hobby.
A Bologna ho conosciuto il mio ragazzo (prima eravamo coinquilini); è stato lui a spingermi a credere di più in questa cosa, ad approfondire il mio lato creativo. Dopo la laurea (lui alla specialistica e io alla triennale) abbiamo deciso di andare da qualche parte. Ho guardato diverse scuole di fotografie in Italia e all’estero e mi ha attirato questa scuola di Berlino. Abbiamo studiato tedesco per sei mesi e poi siamo partiti.
Verso la fine del corso ho realizzato il progetto finale, sotto la guida di Eva Bertram, incentrato sul rapporto con la propria madre, esposto a ottobre 2017 in una mostra collettiva nella galleria della scuola.»

Come nasce “Heimat”?

«Queste foto sono state scattate durante gli anni in cui vivevo a Berlino: avevo sempre la macchina fotografica dietro. Il progetto in sé è nato negli ultimi mesi in cui sono stata lì. Quando è uscito il bando, ho fatto una selezione delle foto che avevo già e ne ho scattate delle altre. In quel periodo mi ero anche decisa a scrivere una poesia al giorno, e alla fine ho pensato di metterle insieme in un unico testo, presente all’interno della galleria del PR2.
Il tema mi ha colpito molto; nel momento in cui ho deciso di tornare a casa mi sono resa conto che per me era una sorta di doppio viaggio, perché tornavo a casa dalla mia famiglia ma allo stesso tempo lasciavo la mia casa, assieme al mio ragazzo. Mi piaceva l’idea di dare questa interpretazione, e quindi ho deciso di dare un titolo in tedesco, che però significa patria e quindi si crea un po’ di contrasto.»

Chiara Pavolucci - Heimat (2018)

Perché hai scattato in bianco e nero?

«Tutte queste foto sono delle metafore del mio stato emotivo interiore, quindi l’uso del bianco e nero mi sembrava un buon filtro nei confronti della realtà, per trasformarla in qualcosa di altro. Ovviamente non è l’unico modo per farlo, ma è un modo abbastanza forte. Non è sicuramente reale e te ne accorgi subito.»

Con che macchina e pellicola hai scattato?

«Ho usato una Rolleiflex che prendevo dalla scuola, poi mi sono comprato una Yashica. Alcune foto le ho scattate anche con una Olympus tascabile. Come pellicole ho usato delle Ilford oppure delle Rollei RETRO.
Una volta tornata ho scansionato i negativi e ho stampato le foto in digitale.»


La mostra è visitabile gratuitamente fino al 18 marzo 2018 presso la sala espositiva di Palazzo Rasponi 2 secondo i seguenti orari: il giovedì e il venerdì dalle 15:00 alle 19:00; il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00.
Per ulteriori informazioni visitate il sito internet di Palazzo Rasponi 2. Potete anche seguire Chiara Pavolucci su Facebook.

Chiara Pavolucci - Heimat (2018)

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Nuova chiamata per le giovani energie creative della Romagna http://weekrablog.altervista.org/2018/02/chiamata-energie-creative-2018/ Tue, 27 Feb 2018 10:57:09 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2920 Visto il successo della precedente edizione, torna la chiamata per le giovani energie creative della Romagna, promossa da Cristina Mazzavillani Muti e da tutto il Ravenna Festival. Iscrizioni entro il 20 aprile 2017.

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In molti si ricorderanno cosa è successo a maggio dell’anno scorso: per la prima volta, infatti, Ravenna Festival ha istituito delle audizioni rivolte ai giovani talenti dagli 8 ai 18 anni, provenienti dalla nostra regione. Visto il successo, quest’anno si replica.

«Lo scopo di questi incontri», ci racconta Cristina Mazzavillani Muti nella nostra intervista, «è un dialogo tra la direzione del Festival e una fascia speciale della nostra zona, quella che va dagli 8 ai 18 anni, perché i loro desideri e le loro passioni non sono mai abbastanza ascoltati. Vorrei che i ragazzi vivessero il teatro in un’atmosfera familiare, e sentissero soprattutto che esso appartiene anche a loro, non solo a chi può permettersi l’abbonamento o agli artisti professionisti.»

YouTube Video

Intervista a Cristina Mazzavillani Muti (WeeKra).

Non posso dire con certezza come l’hanno presa i ragazzi, ma per me che sono andato ad assistere come semplice spettatore è stato davvero molto emozionante. Prima di tutto vedere così tanti ragazzi salire su un palco del genere, a volte imbarazzati, altre volte con sicurezza più controllata, fa riflettere sulla grande opportunità che viene offerta loro. E sto parlando solo di salirci, su quel palco. Ma la parte più preziosa di questa iniziativa è proprio questo dialogo con Cristina Mazzavillani Muti e il resto della Direzione del Festival, dialogo che serve proprio a dare consigli e incoraggiare, inducendo la giovane energia creativa ad estrarre il meglio dalla sua passione, continuando su quella meravigliosa strada.

E c’è da dire che, seppure fosse stato esplicitamente dichiarato che non sarebbero stati provini di nessun tipo, per molti di quei ragazzi che si sono presentati su quel palco, ci sono state delle altre opportunità (come ad esempio lo spazio che è stato offerto loro in occasione della Trilogia d’Autunno 2017).

Quindi… chissà? Quel che è certo è che questa è un’esperienza che un giovane dovrebbe fare, almeno una volta, visto che in questa delicatissima fase è così terribilmente semplice incontrare stimoli che convinceranno il potenziale artista a svilupparsi e a dedicare la propria vita all’arte oppure gli faranno abbandonare (forse per sempre) questa importantissima componente della sua personalità.

Per partecipare (gratuitamente) a questa seconda edizione bisogna compilare il modulo d’iscrizione (inclusa l’autorizzazione dei genitori o dei tutori in caso di minori) e inviarlo via e-mail all’indirizzo segreteria@teatroalighieri.org entro le ore 12:00 di venerdì 20 aprile 2018. Potranno partecipare un massimo di 200 partecipanti (in ordine di iscrizione) e sono ammesse tutte le discipline, anche sportive, che includano componenti artistiche. Gli incontri si terranno dal 21 al 29 maggio 2018 ed è possibile iscriversi anche se si era tra i partecipanti dell’anno scorso.

Per ulteriori informazioni visitate la pagina dedicata di RavennaFestival.

In copertina: foto tratta dalla pagina Facebook di Ravenna Festival (link).

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“Per non dimenticare”: nuova mostra fotografica a Ravenna http://weekrablog.altervista.org/2018/01/per-non-dimenticare-mostra-fotografica-ravenna/ Wed, 31 Jan 2018 13:47:29 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2852 Arriva una nuova mostra fotografica per ricordare ancora le atrocità del dominio nazista, a cura di Marina Giusti e Maurizio Tanzi.

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Sabato 27 gennaio c’è stata l’inaugurazione della nuova mostra fotografica “Per non dimenticare”, a cura di Marina Giusti e Maurizio Tanzi, che parla dei campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz e Birkenau, in Polonia.

Per non dimenticare: l’idea della mostra

Ingresso a uno dei campi di concentramento. Foto di Maurizio Tanzi.

Ingresso a uno dei campi di concentramento. Foto di Maurizio Tanzi.

È passato da poco il 27 gennaio, data che dal 2006 è riconosciuta a livello internazionale come Giornata della Memoria, riferendosi al giorno in cui le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Era il 27 gennaio 1945.

Conosciamo tutti la storia, e anche chi non la conosce sa perfettamente che cos’è accaduto durante la seconda guerra mondiale. Se n’è parlato tanto, sono state prodotte poesie, libri, film (come non citare La vita è bella, di Benigni?), canzoni, proprio di tutto. Ma non se ne parla mai abbastanza, perché questo è un argomento così delicato e importante che deve resistere e addirittura essere alimentato nella memoria collettiva degli esseri umani, proprio per evitare di ripetere, prima o poi, una situazione così terribile.

Se diciamo nazismo subito ci viene in mente la Germania. Ma purtroppo, anche se Hitler era l’ideatore e il primo rappresentante di questo movimento, c’era la collaborazione di altri paesi, tra cui anche l’Italia. È proprio su questo che si concentra Marina Giusti, che ha scovato dall’Archivio di Stato di Ravenna una lunga serie di documenti che testimoniano il modo in cui, poco a poco, gli ebrei della nostra zona vennero privati, letteralmente, di tutto ciò che avevano – dalle loro occupazioni alle riserve economiche, per citarne solo alcune – contribuendo anche alla deportazione verso i lontani campi di concentramento polacchi. Si tratta di documenti che erano custoditi privatamente e che solo un paio di anni fa sono diventati liberamente accessibili (anche se la loro riproduzione, anche fotografica, richiede la citazione della fonte originale).

Uno dei tanti documenti presenti in mostra. Foto di Maurizio Tanzi. Documento proveniente dall’Archivio di Stato di Ravenna.

La missione di Maurizio Tanzi, presidente dell’attivissima sezione fotografica del C.S.R.C. Portuali di Ravenna, è stata prima di tutto quella di fotografare questi documenti, per poterli esporre nella mostra e renderli così accessibili al pubblico. Oltre a questi, ha selezionato alcuni tra i suoi migliori scatti realizzati nel 2006/2007 durante una visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, luoghi che dopo essere stati distrutti nel dopoguerra, furono fedelmente ricostruiti e aperti al pubblico di tutto il mondo… per non dimenticare.

Allestimento e tecnica

Le fotografie dei documenti sono a colori, per rendere nel modo più realistico possibile lo stato di conservazione dei fogli di carta originali. Gli scatti realizzati nei campi di concentramento sono invece in bianco e nero, realizzati su pellicola e successivamente digitalizzati per la stampa. C’è da dire che l’uso del monocromatismo, unito alla meticolosità con la quale sono stati ricostruiti nel dettaglio questi luoghi, riescono a impressionare l’animo, nonostante sia stato appositamente scelto di non introdurre alcuna immagine troppo “esplicita”.

Alcuni uniformi indossati dai prigionieri. Foto di Maurizio Tanzi.

Alcuni uniformi indossati dai prigionieri. Foto di Maurizio Tanzi.

Ogni tanto appare qualche riferimento (più o meno marcato) a Primo Levi, deportato ad Auschwitz nel febbraio del 1944, che riuscendo a sfuggire alla furia nazista ha dedicato il resto della sua vita al racconto di questo buio capitolo della storia, pubblicando successivamente quella che è diventata la sua opera più famosa, Se questo è un uomo.

Prezzo e orari della mostra

La mostra è visitabile gratuitamente presso la Sala Espositiva di Via Berlinguer n. 11 (Ravenna) e resterà allestita fino al 28 febbraio 2018.
La sala è aperta dal lunedì al giovedì (dalle 9:00 alle 18:00) e il venerdì mattina (dalle 9:00 alle 12:00).

Foto di Maurizio Tanzi.

Foto di Maurizio Tanzi.

In copertina: ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. Foto di Maurizio Tanzi.

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E’ partita la open call di MAG dedicata agli artisti http://weekrablog.altervista.org/2018/01/open-call-mag/ Tue, 16 Jan 2018 16:51:27 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2826 Magazzeno Art Gallery ha fatto partire una chiamata rivolta a chiunque voglia proporsi per esporre nelle proprie sale.

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Artisti e aspiranti tali, questa open call è tutta dedicata a voi!

Magazzeno Art Gallery continua a proporre i suoi progetti alla cittadinanza e noi continuiamo a seguirli con interesse. Dopo l’inaugurazione, ormai diversi mesi fa, il MAG ha ospitato mostre di talentuosi artisti quali Lucia Nanni e Matteo Lucca, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Adesso anche voi potreste entrare a far parte del portfolio di questa giovane galleria.
Magazzeno Art Gallery, infatti, ha fatto partire una chiamata rivolta a chiunque voglia proporsi per esporre nelle sale di questa speciale galleria ravennate.

open-callNon ci sono temi, restrizioni legate all’età, limiti riguardo alle tecniche che vorrete utilizzare.
Secondo le informazioni reperibili sul sito del MAG, per la valutazione dei progetti proposti la giuria si baserà «sulla qualità della tecnica e sul percorso e sulla poetica dell’artista, soprattutto sulla loro “contemporaneità”».
La commissione sarà composta da tre elementi, esperti di arte contemporanea in vari campi:
Alessandra Carini, gallerista e curatrice di MAG,
Marco Miccoli, curatore street art di MAG,
Paolo Perrelli, gallerista di SPAZIONOTO art/design.

Il fortunato (e capace) vincitore sarà uno solo. Potrà esporre presso il MAG una mostra personale della durata di un mese, indicativamente a luglio 2018, con tanto di pubblicazione di un catalogo bilingue italiano e inglese.
Segnate l’appuntamento in agenda: il nome verrà annunciato il 10 maggio 2018.

Quindi, come si può partecipare? In seguito al pagamento di una quota d’iscrizione pari a 20 euro, dovrete inviare la ricevuta del bonifico insieme a curriculum e portfolio via mail (info@magazzeno.eu) oppure a mezzo postale, a MAGAZZENO ART GALLERY, via Magazzini Posteriori 37, 48122 Ravenna.
Attenzione! Il materiale deve pervenire rigorosamente entro e non oltre il 10 aprile 2018.

Per ulteriori informazioni potete visitare il sito ufficiale di MAG e la pagina Facebook.
Affrettatevi!

In bocca al lupo a tutti!

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