Letteratura – WeeKra http://weekrablog.altervista.org Cultura in condivisione. Mon, 19 Nov 2018 07:51:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.3 Viaggio fra i megaliti di Malta: storia di un innamoramento http://weekrablog.altervista.org/2018/11/viaggio-fra-i-megaliti-di-malta-storia-di-un-innamoramento/ Sun, 18 Nov 2018 19:59:00 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3123 Giovedì 22 novembre alle ore 18 la geoarcheologa ravennate Monica Piancastelli presenterà la sua guida narrata sui megaliti di Malta presso la libreria Feltrinelli di Ravenna. Abbiamo conosciuto Monica in occasione delle meraviglie segrete, quando ci ha mostrato i suoi giocattoli della tradizione popolare, e oggi ci racconta in anteprima “Malta: le grandi costruzioni preistoriche: un [...]

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Giovedì 22 novembre alle ore 18 la geoarcheologa ravennate Monica Piancastelli presenterà la sua guida narrata sui megaliti di Malta presso la libreria Feltrinelli di Ravenna. Abbiamo conosciuto Monica in occasione delle meraviglie segrete, quando ci ha mostrato i suoi giocattoli della tradizione popolare, e oggi ci racconta in anteprima “Malta: le grandi costruzioni preistoriche: un archeologo racconta”, il suo libro edito da Polaris, che con la voce di Luigi Maria Ugolini ci accompagna alla scoperta delle costruzioni più antiche del mediterraneo.

Cosa sono i megaliti di Malta e come sono stati costruiti?

I megaliti di Malta sono costruzioni preistoriche alte fino a 8 metri, realizzate in un’epoca in cui non esisteva neppure la ruota. Oggi chi parte per Malta lo fa per lo più per seguire corsi d’inglese o per il mare. Io credo però che il primo motivo dovrebbe essere proprio il desiderio di scoprire queste costruzioni, che sono millenarie, più antiche delle piramidi e Stonehenge.
Queste costruzioni sono nate da un’enorme sforzo della collettività. Non sappiamo se ci fossero dei clan all’interno della società maltese, ma possiamo essere certi del fatto che delle costruzioni del genere necessitano di un’organizzazione sociale significativa. Basti pensare ai metodi di trasporto o agli approvvigionamenti.
Queste costruzioni dovevano avere una grande importanza per la collettività, legata non solo al lato spirituale (preferisco infatti non usare mai la parola “templi”), ma anche all’attività quotidiana e alle tappe fondamentali della vita dei maltesi.

Monica Piancastelli presso i megaliti di Malta

Che cos’ha di diverso la tua guida da quelle che un turista potrebbe trovare in un qualsiasi bookshop?

Nei bookshop maltesi esistono testi in inglese molto approfonditi che non attraggono il turista medio. Questo libro, invece, vuole essere una guida narrata che accompagni con semplicità il lettore attraverso i megaliti di Malta, ma che allo stesso tempo gli fornisca un quadro chiaro e completo di queste straordinarie costruzioni preistoriche che meritano di essere viste e comprese.

Come hai scoperto i megaliti di Malta?

La mia guida narrata nasce da un innamoramento per il grande archeologo romagnolo Luigi Maria Ugolini, vissuto in epoca fascista, che, al di là dell’apparenza ideologica e degli scopi politici, ha documentato con rigore scientifico i megaliti di Malta, dimostrando grandi abilità fotografiche e descrittive. Dallo studio delle sue ricerche è esplosa la voglia di partire per Malta e vedere con i miei occhi ciò che lui aveva visto e descritto. Dopo 4 viaggi a Malta ho sentito l’esigenza fortissima di scrivere questo libro e ho deciso di assecondarla vestendo i panni di Ugolini.

Monica-Piancastelli---Megaliti-di-Malta

Come pensi che reagirebbe Luigi Maria Ugolini nel leggere la tua guida narrata?

Sarebbe sicuramente contento degli enormi progressi che sono stati fatti nelle metodologie di ricerca. Sono cambiati i metodi di datazione e di scavo, che sono diventati un lavoro di equipe a cui contribuiscono nuove figure, come l’antropologo e il geologo, e in cui le competenze umanistiche e scientifiche si compenetrano.

Durante i tuoi viaggi e i tuoi studi, hai scoperto degli errori negli studi di Ugolini?

Assolutamente no, anche a distanza di decenni da Ugolini c’è solo da imparare. Occorre solo tener presente, quando si affronta la lettura dei dati scientifici e le conclusioni di Ugolini, che egli voleva, in un certo modo, corroborare la tesi di una superiorità della civiltà mediterranea sulle culture nordiche, non bisogna dimenticare infatti il contesto politico italiano degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso ma ciò non inficia il suo lavoro.

 

Nella guida narrata Ugolini lamenta la poca attenzione dei maltesi nei confronti dei megaliti al tempo in cui lui ha fatto i suoi studi. È ancora così?

Ugolini racconta che gli abitanti dell’isola usavano le pietre più piccole dei megaliti per costruire i muretti a secco a divisione dei campi coltivati. Ma questa in realtà era una cosa normalissima. Il riuso del materiale è avvenuto sempre e ovunque nel corso dei secoli. Anche in Italia ci sono tanti esempi… Oggi i maltesi hanno grande cura del loro patrimonio. Sarebbe bello, però, se dessero ai loro musei una connotazione più didattico scientifica, in modo da attrarre e coinvolgere maggiormente i turisti.

Se un turista avesse pochissimo tempo, in quale sito dovrebbe assolutamente andare?

L’ipogeo di Ħal-Saflieni. Si tratta di un sito unico al mondo. Bisogna prenotare la visita almeno tre mesi prima, perchè possono entrale al massimo 15/20 persone al giono. È una sorta di labirinto monumentale sotterraneo, ma in effetti è una necropoli in cui l’architettura ripete modelli di alcune strutture in superficie. Qui è stata ritrovata la sleeping lady, una statuetta bellissima che varrebbe da sola il viaggio verso Malta. Rappresenta una donna addormentata su un fianco. È come se dormisse. Ha il corpo obeso e indossa una gonna a pieghe, una decorazione tipica delle statue maltesi. Oggi si trova al Museo Archeologico di La Valletta e credo che, come altre statue, potrebbe aver ispirato l’artista colombiano Botero!

E se il nostro turista si innamorasse dell’ipogeo e avesse voglia di vedere altri siti, quali gli consiglieresti?

Tarxien, le cui attività erano probabilmente legate a quelle dell’Ipogeo,di Hal Saflieni, Hagar Qim, Mnajdra e Ggantija sull’isola di Gozo. Non molto distante da quest’ultima esiste un’altra necropoli  sotterranea ( non visitabile) in cui sono stati trovati i resti di circa 8000 individui. Bellissimi reperti si trovano nel Museo vicino. Gli antichi forse avevano più presente il fatto che la morte fa parte della vita, come racconta Ugolini immaginandoo un corteo funebre.

Qual è il punto di forza di una guida narrata?

La mia guida narrata segue uno dei percorsi dell’Archeologia Pubblica, già presente in America dagli anni ’70 e da molto meno in Italia;  si tratta della comunicazione archeologica   che si sviluppa, ad esempio, nei percorsi museali e nel Storytelling come strumento di divulgazione scientifica. Personalmente sono arrivata da sola a questo tipo di approccio che ha poi dato vita a questo progetto. Sono convinta che dall’unione di competenze scientifiche e competenze umanistiche si possano creare dei percorsi didattici capaci di coinvolgere e interessare un numero sempre maggiore di persone.

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Esco un attimo con le Storie della domenica http://weekrablog.altervista.org/2018/04/esco-un-attimo-linda-traversi-storie-domenica/ Mon, 30 Apr 2018 10:52:23 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3035 Capita spesso di trovarsi di fronte a una scrittrice, così come capita spesso di imbattersi in un’artista, ma incontrare una persona che sperimenta entrambi i campi non è così scontato. Eppure è questa Linda Traversi: l’autrice di un romanzo (Esco un attimo, edito da Luoghi interiori) e di una particolare mostra fotografica (Storie della domenica). [...]

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Capita spesso di trovarsi di fronte a una scrittrice, così come capita spesso di imbattersi in un’artista, ma incontrare una persona che sperimenta entrambi i campi non è così scontato. Eppure è questa Linda Traversi: l’autrice di un romanzo (Esco un attimo, edito da Luoghi interiori) e di una particolare mostra fotografica (Storie della domenica).

Dicotomie

Linda Traversi è toscana di nascita e romagnola d’adozione. Padre italiano e madre statunitense. E come si diceva sopra, le piace scrivere ma anche fare foto. Da pochi mesi, inoltre, Linda si trova alle prese con un doppio esordio. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Esco un attimo, mentre tra qualche giorno inaugura una mostra tutta sua a Faenza. Per non farsi mancar nulla, quindi, anche la sua emozione è doppia

Esco un attimo a scrivere un libro

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La copertina del romanzo Esco un attimo

Andiamo per gradi e iniziamo dalla Linda scrittrice. 29 ottobre 2017, Premio Letterario Città di Castello. Quando viene chiamato il secondo classificato Linda sente il suo nome. Giunta sul palco le viene chiesto se è delusa per non aver vinto. Linda risponde “Per niente!” e per una settimana non ha praticamente più dormito.
I primi due classificati del premio vengono pubblicati e così Linda dà alle stampe il suo Esco un attimo. Il romanzo narra la storia di Giada, una donna forte e indipendente che pensa ormai di aver trovato la propria strada, ma le cui sicurezze verranno presto minate da alcuni eventi. Dal Giappone torna a casa, in Italia, dove è costretta a fare i conti con le proprie origini e la propria vita. E di più non vi dico, altrimenti si rischia di fare spoiler…
Linda Traversi, dopo aver presentato il libro a Todi, ora si racconta il suo romanzo a Ravenna. Il 4 maggio è ospite a Liberamente Libri (in viale Alberti) e il 25 maggio è al Caffé del Ponte Marino (in via Ponte Marino).

Una foto, un pensiero e le Storie della Domenica

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Una delle foto di Storie della Domenica

L’esordio, però, è doppio. Infatti il 10 maggio Linda inaugura a Faenza la mostra Storie della Domenica presso il ristorante Olè – Tapas e Vino (via Marescalchi). Ma cosa sono le Storie della Domenica? “Le Storie sono nate da quando ho un smartphone”, scherza Linda. Tutto parte da una foto che innesca una serie di pensieri e personaggi che danno vita a un breve racconto. Linda inizia così a pubblicare i suoi foto-racconti su Instagram, per un totale di 5 o 6 episodi che portano a compimento ciascuna storia.
“Ho scritto un paio di storie e ho raccolto un discreto successo”, spiega l’autrice. Talmente successo che il proprietario di Olè – Tapas e Vino la contatta e le propone di esporre le sue opere foto-letterarie nel proprio locale.
Le Storie della Domenica escono dunque dai social per entrare nel mondo reale. Dentro al locale le foto saranno accompagnate dai racconti, proprio come su Instagram. Un invito ad alzare la testa dallo schermo del telefono e ammirare la storia che ci sta intorno.

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Io racconto: torna il concorso letterario di Alfonsine http://weekrablog.altervista.org/2018/01/io-racconto-concorso-letterario-alfonsine/ Thu, 18 Jan 2018 10:21:53 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2831 Torna anche quest’anno, ed è la sua undicesima edizione, il concorso letterario Io racconto. L’associazione culturale Primola di Alfonsine ripropone nel 2018 Io racconto, nella doppia formula dedicata a Poesie e racconti. Al concorso possono partecipare solo i residenti della provincia di Ravenna. Le sezioni di Io racconto 2018 Il concorso si divide quest’anno in [...]

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Torna anche quest’anno, ed è la sua undicesima edizione, il concorso letterario Io racconto. L’associazione culturale Primola di Alfonsine ripropone nel 2018 Io racconto, nella doppia formula dedicata a Poesie e racconti. Al concorso possono partecipare solo i residenti della provincia di Ravenna.

Le sezioni di Io racconto 2018

Il concorso si divide quest’anno in tre sezioni:
– concorso per scuole elementari e medie, riservato agli alunni dalla quarta elementare alla terza media per racconti fino a un massimo di 5400 battute (vedi il bando).
– sezione Poesia, riservata ai ragazzi delle scuole medie in via sperimentale e agli adulti dai 14 anni in su. La poesia è a tema libero e senza limite di lunghezza (vedi il bando).
– sezione Racconti, riservata a tutti gli over 14 anni, anche qui il limite alla composizione è di 5400 battute (vedi il bando).

I premi del concorso

Le opere dei primi 3 classificati di ogni categoria vengono pubblicate nel mensile “Gentes di Alfonsine e Fusignano”, allegato al settimanale SetteSere. Come per gli anni passati, la pubblicazione avverrà “a scaglioni”, quindi se avrete vinto non abbiate fretta, prima o poi il vostro racconto o la vostra poesia spunterà.

Iscrizioni

Per gli scolari di elementari e medie era necessario effettuare una pre-iscrizione tra il 1 e il 15 ottobre 2017. Per gli adulti, invece, possono inviare i propri testi in formato PDF all’apposita e-mail primola@racine.ra.it entro il 31 gennaio 2018. Quindi affrettatevi che manca poco.
Per informazioni contattare mail: primola@racine.ra.it o scrivere un messaggio a Lara al 339/6648343, oppure visitare sito: www.primola.it.
Mettetevi al lavoro e buona fortuna.

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Il giovedì culturale del Grinder Coffee Lab http://weekrablog.altervista.org/2018/01/giovedi-grinder/ Thu, 11 Jan 2018 17:14:53 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2820 Stanno per partire, al Grinder Coffee Lab di Ravenna, "I Giovedì del Grinder": una rassegna che crea dialogo tra arti e generazioni.

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Martedì 9 gennaio, in occasione di una conferenza stampa organizzata al Grinder Coffee Lab di Ravenna, sono stati presentati al pubblico I Giovedì del Grinder: una nuovissima rassegna culturale che si propone di creare un dialogo tra arti, generazioni, culture.

Il programma partirà tra una settimana esatta, giovedì 18 gennaio, e proseguirà fino al 26 aprile con un appuntamento a settimana.
Sede degli incontri sarà, per l’appunto, il Grinder Coffee Lab in Via di Roma, 178. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Ivano Mazzani, curatore degli appuntamenti, e i titolari del locale, Martina Nocella e Marco Incensi.

grinder

Matteo Marchesini

In occasione delle quindici date che compongono la rassegna, l’ingresso sarà completamente libero. Il programma è poliedrico quanto interessante: personalità culturali locali e non solo, autori di letteratura e teatro, musicisti, artisti ed esperti d’arte, cinema, mosaico.

Ecco alcuni nomi per schiarirci le idee: ci saranno testimoni della scena teatrale come Roberto Magnani, Eugenio Sideri e Gianfranco Tondini; i musicisti Lanfranco Moder Vicari e Max Penombra; lo studioso di cinema Filippo Perri; gli scrittori Massimo Padua, Gianluca Morozzi, Stefano Bon e Stefano Ravaglia. Tra le figure culturali locali ci saranno Alberto Giorgio Cassani, Danilo Montanari, Marcello Landi, Alessandra Dragoni, Daniele Torcellini, Nevio Galeati, Paolo Bolzani e Maria Luisa Savorani, accanto a protagonisti conosciuti a livello internazionale, quali Davide Reviati e Matteo Marchesini.

Stili, forme d’arte, generazioni potranno incontrarsi al Grinder Coffee Lab, locale, peraltro, occupato principalmente da una clientela molto giovane. Per dirla con le parole del curatore e ideatore, Ivano Mazzani: «Se c’è un filo conduttore che valorizza I Giovedì del Grinder è proprio questo: viaggiare in maniera aperta fra arti diverse e diversi linguaggi, l’intreccio di età, storie e stili

Il Grinder si appresta quindi, con grande entusiasmo e impegno da parte dei titolari, a diventare un punto d’incontro culturale, d’unione, un’occasione per tutti di confrontarsi con realtà diverse in termini di età, passioni, ispirazioni. Un’opportunità per imparare e insegnare.

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Stefano Bon

Giovedì si parte con lo scrittore Stefano Bon, che presenterà il suo ultimo romanzo La ragazza che andò all’inferno dialogando con la giornalista Roberta Bezzi.

Per ulteriori informazioni:
grindercoffeelab.com
Facebook: Grinder Coffee Lab
Telefono: 0544 1824148

A seguire il programma completo. Tutti gli incontri iniziano alle ore 18 e sono, come accennato, a ingresso libero.

Giovedì 18 gennaio
La ragazza che andò all’inferno (Castelvecchi Editore, 2017)
romanzo di Stefano Bon
dialoga con l’autore Roberta Bezzi (giornalista)

Giovedì 25 gennaio
Alessandra Dragoni (fotografa)
presenta
“Troppo sole per Antonioni”. Una ricerca per immagini di Ravenna nell’inverno del 1963-64

Giovedì 1° febbraio
Alberto Giorgio Cassani (docente Accademia di Belle Arti di Venezia)
presenta
“Sbottonare Ravenna. Viaggiatori del Novecento nella nostra città”

Mercoledì 7 febbraio
Maria Luisa Savorani (chef e insegnante), Roberto Magnani (attore del Teatro delle Albe)
presentano
“Creare un dialogo tra la natura del cibo e la persona”

Giovedì 8 febbraio
Eugenio Sideri (regista), Lady Godiva Teatro, Enrico Caravita (attore)
presentano
“Orazione epica. Narrazione in forma di versi”

Giovedì 15 febbraio
Daniele Torcellini, Luca Barberini, Giuseppe Donnaloia e Alessio Buttazzoni (Associazione Culturale Marte)
presentano
“Scena musiva, conversazione su mosaico e territori affini”

Giovedì 22 febbraio
ART AND THE CITY. Ravenna contemporanea (Danilo Montanari Editore, 2018)
di Danilo Montanari.
Sarà presente l’autore ed editore Danilo Montanari
Dialoga con l’autore Marcello Landi (artista)

Giovedì 1° marzo
Nevio Galeati, Stefano Mazzesi, Massimo Padua, Vania Rivalta (Clown Bianco edizioni)
presentano il thriller
I Clown Bianchi. 13 storie d’autore (Clown Bianco Edizioni, 2017)

Giovedì 8 marzo
Ravenna disegnata. Disegni e testi illustrativi dei monumenti di Ravenna (Reclam Edizioni, 2016)
di Paolo Bolzani (architetto e docente)
presenta l’autore

Giovedì 22 marzo
Moder Lanfranco Vicari, Max Penombra Benini (rapper)
presentano
“Nelle pagine del rap (ovvero quello che abbiamo capito dell’hip hop)

Giovedì 29 marzo
Gianfranco Tondini (performer)
presenta
Gli incidenti di gioventù. Manuale di educazione morale per la salvezza fisica” tratto dalla racconta The Accidents of Youth (John Souter, London, 1819)

Giovedì 5 aprile
Chiaroscuri d’amore (Edizioni Leucotea, 2017)
romanzo di Stefano Ravaglia
dialoga con l’autore Gianluca Morozzi (scrittore)

Giovedì 12 aprile
Davide Reviati (fumettista)
“Le parole e le immagini”
dialoga con l’autore Iacopo Gardelli (giornalista)

Giovedì 19 aprile
Filippo Perri (film-maker)
presenta
“La rappresentazione della classe operaia nei film del Free Cinema inglese”

Giovedì 26 aprile
False Coscienze. Tre parabole degli anni Zero (Bompiani, 2017)
romanzo di Matteo Marchesini
dialoga con l’autore Iacopo Gardelli (giornalista)

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Ravenna Nightmare e GialloLuna. Ultimi giorni, ultimi brividi http://weekrablog.altervista.org/2017/11/ravenna-nightmare-gialloluna-ultimi-giorni/ Sat, 04 Nov 2017 10:07:40 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2571 Gran finale per i due festival. Ultimi due giorni con proiezioni, interviste e gli attesi premi. Tra gli ospiti Fabio Testi e i fratelli Ramsay.

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Arriva il gran finale per Ravenna Nightmare Film Fest e GialloLuna NeroNotte. Ultimi due giorni di incontri che hanno in serbo ancora tante sorprese, proiezioni, interviste e naturalmente gli attesi premi.

Sabato 4 novembre: premiazioni e Azzeccagarbugli

Tutti gli appuntamenti del sabato si svolgono al Palazzo del Cinema e dei Congressi si svolgono in Largo Firenze. La giornata parte alle 9.30 con Azzeccagarbugli, Perry Mason e avvocati veri, una Masterclass tenuta dal docente Michele Lupoi con gli interventi degli scrittori Lorenzo Marone e Nicola D’Agostino (che saranno di nuovo protagonisti nel pomeriggio).

Alle 16.00, il film post-apocalittico Hostile chiude il Concorso Internazionale per Lungometraggi. Il regista Mathieu Turi sarà presente in sala.

Alle 18.00 tornano in scena gli scrittori Lorenzo Marone (Magari domani resto, Feltrinelli) e Nicola D’Agostino (Le sostituzioni, Adda Ed.).

Alle ore 20,30, un’occasione davvero speciale: Fabio Testi si racconta. L’interprete di Cosa avete fatto a Solange? (1972) sarà protagonista di un’intervista condotta dalla critica e saggista Mariangela Sansone. Attore poliedrico e duttile, Testi ha saputo esplorare i territori cinematografici in tutte le forme ed essenze, interpretando ruoli estremamente diversi tra loro in Italia e all’estero. Vanta una vasta filmografia, di oltre cinquanta titoli, con registi come Sergio Leone, Vittorio De Sica, Andrzej Zulawski, Mauro Bolognini, Monte Hellman e Massimo Dallamano.

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Fabio Test in una scena di Cosa avete fatto a Solange?

Ore 21.30 arriva il tempo della Cerimonia di Premiazione. Saranno consegnati l’Anello d’Oro per il Miglior Film e Anello d’Argento per il Miglior Cortometraggio, entrambi creati dal maestro orafo Marco Gerbella, decisi e votati dal pubblico. Si aggiunge poi il Premio della Critica al Miglior Regista di Lungometraggio, assegnato da una giuria formata da giornalisti e critici cinematografici.

La serata si chiude alle 22.30 con un’importante esclusiva in anteprima europea: The Arcadian, diretto da Dekker Dreyer. Il regista, considerato un pioniere ed esperto nelle tecniche live action e Animated Virtual Reality, sarà presente alla proiezione.

Domenica 5 novembre: tacchi a spillo, classici e i fratelli Ramsay

La giornata conclusiva dei due festival si apre al Palazzo del Cinema e dei Congressi alle ore 10.30 con un classico del Cinema Muto della sezione Nightmare Classic. In occasione del centenario, sarà proiettato il decadente film d’ispirazione dannunziana Rapsodia Satanica (1917) di Nino Oxilia.

Alle ore 16.00, ancora Nightmare Classic, con l’evento speciale dedicato al regista Massimo Dallamano, e l’esclusiva visione di Cosa avete fatto a Solange? (1972).

Ultimo incontro per quanto riguarda GialloLuna alle ore 18.00 con Pallottole e tacchi a spillo: protagoniste le scrittrici Barbara Baraldi (Aurora nel buio, Giunti) e Sara Kim Fattorini (La chimica dell’acqua, Sem).

Ci si sposta a Darsena Pop Up, alle ore 19.00, per un altro grande appuntamento. Julius & Alston Ramsay, celebri autori della serie The Walking Dead, raccontano se stessi e il loro debutto al lungometraggio (con la pellicola Midnighters), nell’intervista curata da Maurizio Principato.

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I fratelli Julius e Alston Ramsay.

Infine, anche Ravenna Nightmare chiude la sua XV edizione. Lo fa alle 20.30 con l’ultimo titolo della sezione estAsia, Ghost in the shell 2 – Innocence (Inosensu), di Mamoru Oshii.

Visto il programma, credo non ci sia bisogno di invitarvi a partecipare.

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La cultura dell’horror: cinque curiosità http://weekrablog.altervista.org/2017/10/cultura-horror-5-curiosita/ Tue, 31 Oct 2017 15:21:27 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2551 Cinque curiosità sull'horror, da leggere possibilmente con la luce accesa e in mezzo alla gente.

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In occasione della giornata di Halloween ho raccolto per voi cinque curiosità su grandi opere che hanno fatto rizzare i capelli alle diverse generazioni (e continuano a farlo).

L’esorcista, il film più spaventoso di sempre

Il poster de "L'Esorcista".

Il poster de “L’Esorcista”.

Correva l’anno 1973. Nei cinema americani veniva proiettato il film L’Esorcista, tratto da un romanzo scritto due anni prima da William Peter Blatty (che ha curato personalmente anche la sceneggiatura). Per quanto riguarda la regia, dopo aver interpellato diversi registi piuttosto famosi, la scelta ricadde su William Friedkin.

La produzione raggiunse un enorme successo, grazie soprattutto al trucco e agli effetti speciali. Infatti, questo film ha fatto talmente tanto scalpore che è stato classificato da diversi siti web e riviste del settore come il film più spaventoso di sempre (il secondo posto è spesso attribuito a Shining di Stanley Kubrick, basato sul romanzo omonimo di Stephen King).

Probabilmente ad accrescere la popolarità di questo film è stato il modo in cui il pubblico americano lo ha accolto per la prima volta: si dice che dopo le prime proiezioni nelle sale si manifestarono casi di convulsioni e svenimenti.

Il terrore… sulla tela

"Saturno che divora i suoi figli", di Francisco Goya.

“Saturno che divora i suoi figli”, di Francisco Goya.

Se pensate di poter stare tranquilli perché è sufficiente evitare i film horror, dovrete ricredervi. Infatti la cultura dell’orrore non è solo su pellicola.

Diversi artisti da tutto il mondo hanno rappresentato col pennello le loro più oscure e remote paure, sia in forma astratta che con un approccio il più realista possibile. E ci sono opere che, a distanza di secoli, riescono ancora a impressionare, spesso costringendo quasi a distogliere lo sguardo per sottrarsi a queste così grandi atrocità.

Per esempio c’è Saturno che divora i suoi figli (1821-1822), di Francisco Goya. L’artista spagnolo ha vissuto durante la Guerra d’Indipendenza e sentiva il bisogno di denunciare le atrocità commesse dalle truppe napoleoniche nel solo modo che conosceva: con l’arte.
Tra le sue opere famose che servivano allo scopo vi è il ciclo dei Disastri della guerra, raccolta di 82 incisioni macabre che raffiguravano i terribili scenari a cui si poteva assistere durante il conflitto.

Ci sarebbero tantissimi altri esempi da citare. Ma tra quelli che mi hanno impressionato di più posso considerare L’urlo (1893) di Edvard Munch – che ogni volta che mi capita davanti agli occhi può compromettere la positività dell’intera giornata – oppure Giuditta e Oloferne (1602) di Caravaggio.

I vampiri nella letteratura moderna

Copertina de "Il vampiro", racconto di John Polidori.

Copertina de “Il vampiro”, racconto di John Polidori.

Tra le creature di fantasia più spaventose ci sono sicuramente i vampiri. E’ stato un tema più che abusato nell’era contemporanea (basti pensare a Twilight e a tutte quelle serie TV derivate che parlano di vampiri adolescenti), per via del grande impatto che questi ominidi hanno sul nostro immaginario.

Prima di tutto questo però, prima ancora del Dracula di Bram Stoker (1897), c’è una persona che pare abbia iniziato per primo a trasporre in letteratura questa leggenda. Si tratta di John William Polidori, che scrisse nel 1819 un racconto chiamato, appunto, Il Vampiro.

In questa storia un giovane inglese e sua sorella incrociano la loro strada con quella del terribile Lord Ruthven. Pensate anche che prima della pubblicazione del capolavoro di Bram Stoker era Lord Ruthven il vampiro per eccellenza, un po’ come oggi è per noi Dracula, al punto di diventare un sinonimo della creatura leggendaria (ad esempio, ne Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas padre il conte veniva paragonato a Ruthven per via del suo aspetto).

Per chi avesse apprezzato il racconto di Polidori, sappiate che è in produzione (2018) un film basato su di esso.

Piccoli Brividi, la collana per ragazzi più venduta… dopo Harry Potter

"Il pupazzo parlante", della serie Piccoli Brividi.

“Il pupazzo parlante”, della serie Piccoli Brividi.

Vi ricordate tutti quei libri dalle pagine bordate di verde, con quelle illustrazioni che già da sole erano inquietanti? Se sì, allora avete vissuto la vostra infanzia ai tempi dei lettori CD portatili, delle-vecchie-lire e del Nintendo 64 (o dell’antagonista Play Station 1). Tutti noi abbiamo preso in mano almeno una volta un libro di questa (s)fortunata serie creata da R. L. Stine.

In questa collana (dichiaratamente per ragazzi) ogni episodio è fine a sé stesso. I protagonisti sono giovani dagli 11 ai 14 anni che devono avere a che fare con storie spaventose (non credo che potrò mai dimenticarmi de Il Pupazzo Parlante) o comunque inquietanti – a volte pure un po’ rivoltanti.

Se non conoscete la serie tranquillizzatevi: grazie alla sua scrittura dall’attenzione comunque rivolta a un pubblico giovanile, credo che nessun bambino abbia mai subito gravi conseguenze dalla lettura di questi volumi. Anche perché, rispetto agli horror di oggi, le storie erano molto scorrevoli e spesso non erano così spaventose, pur riuscendo ad essere avvincenti per via dei continui colpi di scena e dell’inevitabile immedesimazione dovuta all’età dei protagonisti.

Proprio il suo stile ha fatto in modo che l’intera serie raggiungesse un successo enorme. Si stima che dal giorno della pubblicazione del primo libro (La casa della morte, 1992) siano state vendute 350 milioni di copie. Record battuto solo dalla Rowling, che con il suo Harry Potter ha raggiunto 510 milioni di lettori.

Le origini di Dylan Dog

Il primo numero di Dylan Dog.

Il primo numero di Dylan Dog.

Quando si parla di fumetto, non si può non citare una delle serie più longeve (e di successo) di sempre. Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi e pubblicato per la prima volta il 26 settembre 1986, parla di un investigatore del paranormale che, assieme al suo compagno di viaggio Groucho (che ha umorismo da vendere), risolve misteri e affronta creature mostruose di ogni tipo.

Il nome deriva dall’incrocio di Dylan Thomas (poeta gallese) e “Dog, figlio di” (libro di Mickey Spillane, che Sclavi aveva visto esposto in una libreria). Dylan era anche il nome provvisorio che l’autore dava a tutti i personaggi della serie, fino a che il loro sviluppo non veniva completato.
Per l’aspetto fisico del protagonista Sclavi chiese al fumettista Claudio Villa di disegnarlo ispirandosi all’attore Rupert Everett, che scoprì guardando un film (Another Country) che veniva proiettato in quel periodo. Per quanto riguarda il suo assistente, è piuttosto chiaro il tributo al comico statunitense Groucho Marx.

A questo fumetto si sono ispirati due film. Oltre a quello “ufficiale” di Kevin Munroe (Dylan Dog – il film), dove Groucho non è stato inserito nella sceneggiatura a causa della mancanza dei diritti, c’è anche una fan fiction di 50 minuti creata da Claudio Di Biagio e Luca Vecchi, disponibile per intero su YouTube.

Buon Halloween!

 

In copertina: immagine di Neda Andel (Flickr), CC BY-SA 2.0.

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“La Tempesta di Sasà”: Salvatore Striano si racconta a Ferrara http://weekrablog.altervista.org/2017/10/salvatore-striano-ferrara/ Mon, 09 Oct 2017 08:20:08 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2469 Sabato 30 settembre, in occasione di "Internazionale a Ferrara 2017", il Centro Teatro Universitario ha ospitato Salvatore Striano.

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Sabato 30 settembre, in occasione di Internazionale a Ferrara 2017, il Centro Teatro Universitario ha ospitato Salvatore Striano. L’incontro, dedicato alle esperienze di teatro in carcere, ha visto la partecipazione di Giulio Baffi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, e di Vito Minoia, presidente del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere.

Prima del dialogo tra questi tre, incentrato sul libro-esperienza di Striano La Tempesta di Sasà, Michalis Traitsis ha presentato il video documentario di Marco Valentini sul progetto Passi Sospesi di Balamòs Teatro, che si è tenuto presso la Casa di Reclusione Femminile di Giudecca, a Venezia.
L’incontro si è tenuto proprio in teatro, nella sala allestita con le immagini della mostra fotografica di Andrea Casari, anch’essa legata a Passi Sospesi.

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Da sx: Vito Minoia, Salvatore Striano, Giulio Baffi

Salvatore Striano nasce nel 1972 a Napoli e rimane coinvolto nelle dinamiche della mala vita fin da giovane. Questo coinvolgimento lo porterà ad essere arrestato a Madrid, per poi essere trasferito nel carcere di Rebibbia. E’ qui che, con la guida di Fabio Cavalli, inizia a partecipare ai laboratori teatrali.

«Abbiamo preso coscienza recitando. E non volevamo più recitare se non sul palcoscenico. Eravamo stanchi di recitare nella vita. Quando reciti nella vita ti stanchi, sul palcoscenico ti riempi di gioia.»

Debutta come Donna Amalia in Napoli Milionaria, di Eduardo De Filippo. In tutta la compagnia del carcere, in gran parte composta da napoletani, si scatena la più totale fedeltà nei confronti dell’autore: i detenuti non volevano saperne di prendere in considerazione altri testi.

«Eduardo ci raccontava quello che noi già sapevamo il quotidiano delle nostre famiglie e delle nostre case […] il chiuso della vita, dentro le mura, anche in tempi di guerra. Era roba già vissuta, in guerre diverse, guerre di bande.»

Perciò, quando Cavalli decise di proporre La Tempesta di Shakespeare, gli attori hanno protestato: non volevano tradire Eduardo, tanto meno per un nome straniero e così strano. Tant’è che lo ribattezzarono “Scemspeare“.
Cavalli dovette portare Luca De Filippo in persona a parlare con i detenuti. Fu proprio lui a cambiare le sorti dello spettacolo, perché rivelò qualcosa di inaspettato per loro: anche Eduardo, nella sua carriera, si era avvicinato a “Scemspeare”, tant’è che tradusse La Tempesta in napoletano del ‘600. Il loro copione poteva essere proprio quello. «E lì ci ha fregati, perché abbiamo detto “Se è tradotta da Eduardo, allora non lo stiamo tradendo”».

Così iniziò un nuovo percorso, per gli attori di Rebibbia e in particolare per Sasà Striano, che ritrovarono in Shakespeare il grande autore che conosciamo e un’eccellente guida per la vita. I temi che tocca, infatti, sono ben familiari alla compagnia: la libertà, il tradimento, la vendetta, il perdono.

«Shakespeare, prima di recitare, ci insegnava a ragionare. Ci suggeriva di uscire dalla tragedia, ci diceva di non essere nessuno dei suoi personaggi. Non dovete essere Amleto, perché non è colpa vostra se vi ammazzano un genitore, e disgraziatamente nel Sud Italia viviamo ancora queste cose. Un giovane torna a casa e gli dicono che hanno ammazzato il padre. E quindi si chiede: “Adesso ammazzano pure me? Che faccio? Lo vendico o non lo vendico?”
Abbiamo ancora i Giulietta e Romeo, perché ancora i ragazzi vanno a casa e dicono: “Mamma mi sono fidanzato con la figlia di … ” e si sentono rispondere: “Ma come? Quelli ci schifano!”
Era fatto per noi. Di Macbeth ne abbiamo quanti ne volete, persone che per raggiungere il loro scopo non hanno scrupoli nel seminare sangue, morte, terrore.»
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Salvatore Striano

Dal 2006 Striano è uscito dal carcere, per tornarci soltanto come artista. Ha recitato per Matteo Garrone in Gomorra e per i fratelli Taviani in Cesare Deve Morire. Ha partecipato a numerosi progetti teatrali, televisivi e cinematografici. Nel 2015, insieme a Guido Lombardo, firma Teste Matte, romanzo su una criminalità che si attiva contro la Camorra. In seguito pubblica altri due volumi: La Tempesta di Sasà nel 2016, sulla storia del suo amore per il teatro, e Giù le Maschere nel 2017, sull’incontro con alcuni ragazzi che gli insegneranno molto.

«I detenuti sono i bulli della scuola che sono finiti dentro. Sono dei leader, se noi troviamo la possibilità di coinvolgerli in modo positivo, danno il meglio di loro stessi.»

Il suo impegno riguarda anche i laboratori teatrali nelle carceri, da promuovere e organizzare al meglio. Nei suoi piani futuri, infatti, c’è l’apertura di un’agenzia con sede a Roma specializzata nell’offrire agli ex detenuti che vogliono recitare un’assistenza concreta per costruirsi una carriera. Possibilità che attualmente manca, lasciando chi esce dal carcere abbandonato a se stesso.
Il 20 ottobre debutterà all’ Off/Off Theatre di Roma con Dentro la tempesta, uno spettacolo ispirato al libro, da lui scritto e diretto.

«Il teatro oltre a darti una disciplina, prima ancora di insegnarti ad essere un artista, ti insegna ad essere un uomo, per chi uomo non lo è stato fino a quel momento.»

 

Foto: Roberto Turturro

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“Good ol’ Charlie Brown”: la storia di Charles Schulz http://weekrablog.altervista.org/2017/10/storia-charles-schulz/ Mon, 02 Oct 2017 13:00:50 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2423 Il 2 ottobre 1950 usciva la prima striscia dei Peanuts. Ecco la storia di Charles M. Schulz, il creatore di Snoopy, Charlie Brown e compagnia.

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Ciao a tutti, mi chiamo Silvia. Ho 26 anni e da che ho memoria in casa mia ci sono i libri dei Peanuts di Charles Schulz. Crescendo ho messo insieme una piccola collezione, con tutte (tutte tutte) le strisce pubblicate: dalla prima, uscita il 2 ottobre 1950, all’ultima, del 13 febbraio 2000.

Dei Peanuts ho amato tutto: la priorità di Snoopy per la cena, che ritrovavo nel mio cane, l’inettitudine di Charlie Brown, che rivedo quando fallisco in qualsiasi cosa, la saggezza di Linus, il mio preferito da sempre, la scontrosità di Lucy, che secondo i miei genitori possiedo in abbondanza.

I Peanuts sono nati oggi, ormai 67 anni fa, ma non sembrano invecchiati di un giorno. Perciò, in occasione di questo compleanno, vi raccontiamo la storia di uno dei migliori fumettisti di sempre: il signor Charles Monroe Schulz.

Le origini

Il piccolo Charles nasce in Minnesota, negli Stati Uniti, nel 1922. Unico figlio di Carl Schulz, barbiere tedesco, e Dena Halverson, casalinga norvegese. Appena nato, venne soprannominato Sparky, un nomignolo ispirato da Spark Plug, personaggio del fumetto Barney Google.

Sparky adorava disegnare. Uno dei suoi primi personaggi fu Spike, il cane di famiglia, piccolo ma arrabbiato quanto un cane da guardia e noto per riuscire a mangiarsi…qualsiasi cosa.
Insieme al suo naturale talento artistico, aveva anche un senso dell’umorismo che l’avrebbe accompagnato tutta la vita: «Non ci sono artisti in famiglia,» diceva, «ma ci sono un sacco di persone divertenti».

Dena era molto incoraggiante nei riguardi del figlio e della sua passione. Un giorno, durante l’ultimo anno di liceo di Sparky, trovò la pubblicità di un corso di disegno per corrispondenza. Il ragazzo provò a candidarsi e venne selezionato. Il corso costava 170 dollari, una cifra non indifferente a quei tempi, specialmente dopo gli anni della Grande Depressione. Per non precludere l’opportunità al figlio, Carl chiese di poter pagare a rate di 10 dollari al mese.

Charles ottenne il suo diploma a 19 anni, nel 1941. Poco dopo, gli Stati Uniti entrarono in guerra: il ragazzo fu chiamato alle armi l’anno seguente, iniziando il suo addestramento nel 1942.
Nello stesso periodo, notò che la madre gli sembrava diversa: era da tempo affetta di cancro alla cervice, senza saperlo. All’epoca i dottori non informavano i pazienti delle proprie patologie, se incurabili. L’intento era evitare che perdessero la speranza e si deprimessero eccessivamente.
Poco prima di morire, Dena gli disse che voleva chiamare il loro prossimo cane Snoopy.

Durante i combattimenti, in Germania, trovò una baracca sospetta, un nascondiglio perfetto per dei nemici. Si preparò a lanciare una granata, ma in quel momento arrivò un cane ed entrò dalla porta principale. Questo fu sufficiente a farlo fermare: Sparky non avrebbe fatto saltare in aria un cane innocente.

La nascita dei Peanuts

Di ritorno dalla guerra, era naturalmente sollevato, ma anche spaventato: adesso avrebbe davvero dovuto decidere cosa fare della sua vita. Si risolse a perseguire il suo sogno di disegnare.
Mentre si barcamenava tra piccoli lavori, iniziò a fare disegni divertenti che vedevano i bambini protagonisti.
Periodicamente lasciava dei suoi lavori sulle scrivanie di amici e colleghi, osservando le loro reazioni: se ridevano, era un buon segno.

charles

Nel 1950, decise di proporre i suoi personaggi alla United Feature Syndicate, una grande azienda che acquistava fumetti per pubblicarli su varie testate. Le prime strisce create da Charles si intitolavano Li’l Folks: la United Feature le accettò, ma, con disappunto dell’autore, cambiarono il titolo in Peanuts, per evitare una quasi omonimia con un fumetto già esistente. A Charles non piaceva il nuovo titolo, ma aveva poca voce in capitolo al tempo: doveva accettare il compromesso, per veder iniziare la sua nuova vita da fumettista.

Il 2 ottobre del 1950, la prima striscia dei Peanuts fu pubblicata su sette giornali. Lo stesso giorno si recò in edicola per comprarli tutti e sette. Il giornalaio non sapeva di cosa stesse parlando, pensando che si riferisse alle noccioline (peanuts, in inglese): «We don’t sell peanuts!» gli disse.

Charlie Brown e compagnia furono accolti con molto gradimento, per la loro leggerezza e la loro unicità: erano diversi da qualsiasi altra striscia pubblicata fino ad allora.

Charlie Brown e la ragazzina dai capelli rossi

Donna Mae Johnson lavorava all’ufficio contabilità di una scuola d’arte frequentata da Charles. Aveva i capelli rossi e gli occhi azzurri. Ogni giorno, il ragazzo cercava di arrivare a scuola prima di lei, per lasciarle dei disegni sull’agenda e far sì che pensasse a lui.
Nonostante stesse cominciando ad avere successo, era molto timido e introverso. Un giorno riuscì a trovare il coraggio di proporre a Donna un appuntamento. Stavano molto bene insieme, parlavano e si divertivano, Charles era sempre più innamorato. Un giorno le disse che avrebbe voluto avere un anello di fidanzamento da darle. Lei si dichiarò disposta a fuggire con lui per sposarlo. Charles, tuttavia, dovette rifiutare: non poteva fare questo ai suoi genitori, ne sarebbero stati molto delusi.
Anche Donna finì per riflettere sulla loro relazione. Gli disse che le piaceva, ma non poteva sposarlo. In seguito, sposò un altro ragazzo, che conosceva fin da quando era piccola.
Charles era distrutto. Si pentì di non essere fuggito con lei quando ne aveva avuto occasione. Anni dopo, dirà che la personalità di Charlie Brown nacque in quel momento.

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Lucy e Linus Van Pelt

Un giorno, Charles conobbe Joyce, una donna divorziata con una piccola figlia di un anno, Meredith. Si sposarono dopo sei mesi, nel 1951. Subito dopo, Charles adottò Meredith. La bambina era molto vivace e frizzante: quel piccolo uragano non fu motivo di distrazione per lui, bensì di ispirazione.
Poco dopo, creò Lucy: Lucy portava rumore e fermento, urlava in continuazione, ne diceva di ogni agli altri bambini. Per i suoi commenti furiosi, Charles usava una penna con il tratto più spesso.

Charles e Joyce decisero di allargare la propria famiglia. Nel febbraio del 1952 nacque Charles Monroe Schulz Jr. Fu così che saltò fuori il fratello minore di Lucy, Linus.
In quel periodo, i due divennero amici dei loro giovani vicini di casa: Fritz e Lou Van Pelt. Il cognome di Lucy e Linus si ispira proprio a loro.

Nel 1972, purtroppo, Charles e Joyce decisero di divorziare, non andando più d’accordo da qualche tempo. Iniziò quindi a vivere nel suo studio, vicino ad una pista di pattinaggio che spesso frequentava.
Fu lì che conobbe Jeannie Clyde, con cui si sposò nel 1973. Fu con lei che passò il resto della sua vita.

L’uomo, l’artista

Charles Schulz non si tirava mai indietro quando doveva dare consigli ai disegnatori esordienti, ricordandosi bene di quanto contasse quando lui stesso era agli inizi. Era disponibile con tutti e rispondeva volentieri alle lettere di piccoli e grandi fan.

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Aveva un metodo: scarabocchiava su un blocco note finché non gli veniva in mente un’idea per la striscia seguente.
A volte, però, le idee lo coglievano quando si avviava allo studio, oppure di notte, o dentro alla doccia. Come lui stesso diceva: «It’s hard to convince people when you’re just staring out of the window that you’re doing your hardest work of the day». (trad. E’ difficile convincere le persone mentre stai semplicemente guardando fuori dalla finestra che stai facendo la parte più difficile del lavoro della giornata).

Charles si occupava sia di disegnare che di scrivere i suoi fumetti e ne era molto orgoglioso. I suoi disegni erano semplici e piacevoli, il suo umorismo non deludeva mai. Voleva essere ricordato per aver reso le persone felici.

Dopo quasi 18000 strisce pubblicate da più di 2600 giornali di tutto il mondo, l’ultima striscia uscì domenica 13 febbraio 2000.
Sparky morì nella notte del 12 febbraio, quella precedente la sua ultima uscita. Sarà per sempre uno dei fumettisti più popolari e importanti della storia, ma ha soprattutto raggiunto il suo obiettivo: rende tutt’ora felici migliaia di persone ogni giorno.

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Fonte: Beverly Gherman, Sparky: the life and art of Charles Schulz, 2013

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Jazz&Poetry, le arti sorelle. Intervista a Franco Costantini http://weekrablog.altervista.org/2017/09/jazz-poetry-franco-costantini/ Sat, 30 Sep 2017 05:20:18 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2416 Il 3 ottobre sbarca a Ravenna una nuova rassegna, una nuova esperienza che unisce due arti in un unico spettacolo: si chiama Jazz & Poetry. Questo “esperimento” di musica jazz e poesia porta per quattro serate importanti artisti nella città bizantina, nel chiostro della Fraternità San Damiano. Per saperne di più su cosa ci regalerà [...]

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Il 3 ottobre sbarca a Ravenna una nuova rassegna, una nuova esperienza che unisce due arti in un unico spettacolo: si chiama Jazz & Poetry. Questo “esperimento” di musica jazz e poesia porta per quattro serate importanti artisti nella città bizantina, nel chiostro della Fraternità San Damiano. Per saperne di più su cosa ci regalerà questa nuova proposta siamo andati da uno dei due direttori artistici, l’attore Franco Costantini che, insieme a sua sorella Sandra (esperta di musica jazz), ha dato vita a Jazz&Poetry. E Franco Costantini sarà anche il lettore, la voce narrante dei testi poetici che andranno a “giocare” con le note dei musicisti ospiti.

Come è nato il progetto Jazz&Poetry?

Ravenna accoglie le ossa di Dante e dunque è anche città di Dante. Dante è uno dei grandi poeti d’Italia. Perciò Ravenna è città della poesia. In più la nostra città ospita il Ravenna Jazz Festival, la più longeva rassegna di jazz del Paese. Quindi vediamo che c’è una connessione profonda tra queste due arti. Oltre a questo, io mi occupo di poesia da una vita, così come mia sorella Sandra si occupa di jazz da moltissimo tempo. Poesia e jazz possiedono tante analogie. La poesia è rivoluzionaria in sé, perché può mescolare le frasi e le parole in cerca di assonanze. I poeti possono rompere le regole della lingua. La stessa cosa in campo musicale lo fa il jazz, che rompe le tradizioni e le sintassi musicali. Insomma, jazz e poesia sono due discipline sorelle.
Questa è la prima rassegna, ma Jazz&Poetry vuole diventare un appuntamento fisso, da rinnovare ogni anno. Un incontro tra l’improvvisazione dei versi e della musica. La poesia ritorna orale come al tempo degli aedi che avevano la capacità di adattarsi alle varie situazioni e di plasmare la narrazione. Sarà un’interazione che produrrà risultati strani, un evento unico che è, in effetti, una jam session.

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Franco Costantini, direttore artistico e voce narrante

Sarai tu a declamare i versi. Puoi dirci qualcosa di più sui testi che interpreterai?

La prima serata sarà dedicata ad “Amor sacro e amor profano” e al loro rapporto dialettico. L’amore sacro e l’amore profano che a volte coincidono, come nel Cantico dei cantici. L’amore quando è sacro rende tale anche il desiderio. Di Dante interpreterò un canto del Paradiso e qualcosa di profano dedicato al suo amore per Beatrice. Ma anche Leopardi e Shakespeare saranno spunti veloci che serviranno ai musicisti per dialogare con la poesia. Ci saranno momenti in cui prevarrà la mia voce e altri in cui lo farà la musica.

La scelta dei versi per ciascuna serata sarà casuale o c’è una selezione mirata?

No, la scelta non è casuale. Nella seconda serata ci sarà un omaggio a Borges e alla poesia argentina. Per questo appuntamento abbiamo pensato a due musicisti, Javier Girotto e Natalio Mangalavite che hanno già omaggiato Borges. Così come Silvia Donati e Daniele Santimone, ospiti della terza serata, insieme ai quali andrò a esplorare la poesia brasiliana e, più in generale, la lingua portoghese da Quintana a Pessoa.

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Il sassofonista Alessandro Scala

E per quanto riguarda la location, la scelta è stata ponderata o casuale?

In parte casuale, ma in realtà è ideale per la prima serata dell’amor sacro e amor profano. Ho già avuto modo di allestire spettacoli negli spazi della Fraternità San Damiano. La Fraternità svolge anche molte iniziative non teologiche, mirate alla crescita culturale che è a sua volta spirituale. E proprio questa apertura a sacro e profano ci ha spinto a programmare lì tutta la rassegna.

Infine, cosa ti aspetti da questa prima edizione di Jazz&Poetry?

Io mi aspetto di divertirmi. E di vivere una bella esperienza con tutti gli artisti con cui potrò collaborare. Ecco, forse sembrerò egoista, ma prima di tutto mi aspetto una mia crescita personale. E poi chiaramente spero anche in un successo di pubblico.

Dunque, appuntamento al chiostro della Fraternità San Damiano, in Via Oberdan 6 a Ravenna, con Jazz&Poetry. La prima serata sarà il 3 ottobre alle 21 in compagnia di Fabrizio Bosso (tromba) e Julian Oliver Mazzariello (pianoforte). Le serate successive saranno mercoledì 11 ottobre (con Javier Girotto & Natalio Mangalavite), martedì 17 ottobre (con Silvia Donati e Daniele Santimone) e martedì 24 ottobre (con Alessandro Scala e Sam Gambarini).

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Nel paradiso terrestre di Dante: la Pineta di Classe http://weekrablog.altervista.org/2017/09/paradiso-dante-pineta-classe/ Wed, 20 Sep 2017 08:58:58 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2385 Si è tenuta sabato 16 settembre un'iniziativa del Cammino di Dante, una passeggiata nel paradiso terreste dantesco: la Pineta di Classe.

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Si è tenuta a Ravenna sabato 16 settembre, nel contesto del Settembre Dantesco,  un’iniziativa organizzata dal Cammino di Dante, che ha coinvolto diverse decine di persone in una passeggiata nel paradiso terreste dantesco: la Pineta di Classe.

Emilio Pasquini

Dopo un veloce ritrovo alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe, punto di riferimento impossibile da ignorare, il gruppo si è avventurato nella pineta in direzione Cervia. All’arrivo, al Parco I Maggio, i “pellegrini” erano attesi dal professore emerito Emilio Pasquini. Il nome di quest’ultimo è ben noto a chi negli ultimi decenni sia passato dalla Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Pasquini ha quindi tenuto una breve e interessante lezione sul Paradiso della Divina Commedia, cantica spesso ingiustamente penalizzata.

Il Cammino di Dante è un’associazione culturale che promuove la cultura della letteratura e del trekking. Nato da un’idea di Giordano Bezzi, presidente dell’associazione, il Cammino è un percorso che unisce Ravenna a Firenze e viceversa. La tratta di ritorno, infatti, è diversa rispetto all’andata, per un totale di circa 380 km divisi in venti tappe. Dalla provincia di Ravenna a quella di Firenze, da Arezzo a Forlì-Cesena, il Cammino di Dante unisce piccoli comuni e sentieri storici medievali mantenendo un filo conduttore molto importante: il sommo poeta, Dante Alighieri.

Oltre a tenere conto, infatti, delle bellezze naturali dell’Appennino, il percorso cerca di seguire le orme di Dante, laddove vi siano indizi sensibili del suo passaggio, oppure riferimenti che troviamo nella Divina Commedia.
Non a caso, infatti, domenica si è scelta la meravigliosa Pineta di Classe, che ispira a Dante l’immagine del Paradiso Terrestre:

tal qual di ramo in ramo si raccoglie 
per la pineta in su ‘l lito di Chiassi, 
quand’Eolo scilocco fuor discioglie. 
(Purgatorio, Canto XXVIII)

Ad animare la passeggiata, gli interventi della storica Osiride Guerrini e dell’attore Giovanni Tonelli, membro della Compagnia degli Accesi, che ha recitato a memoria alcuni passi tra i pini e gli arbusti della pineta.
Un affettuoso ricordo è stato dedicato ad Andrea Chaves, venuto a mancare venerdì 8 settembre durante una scalata sul Monte Bianco.

dante

Andrea Chaves

Il ventunenne avrebbe dovuto partecipare recitando a propria volta alcuni passi: si è infatti distinto negli ultimi anni per aver studiato a memoria gran parte della Divina Commedia, oltre a essere alpinista e pluripremiato sportivo. Andrea e i suoi genitori si erano avvicinati molto a Ravenna, poiché qui avevano trovato tanti appassionati come loro, impegnati nella promozione della cultura e della letteratura dantesca.

Solo pochi mesi fa Chaves aveva partecipato ad un evento del Cammino ed era diventato socio onorario dell’associazione. Lo staff lo ha ricordato mostrando, con il benestare dei genitori, il video di una manifestazione in cui a 18 anni recitava il XXXIII canto del Paradiso, l’ultimo e più sublime, lo stesso che avrebbe dovuto recitare domenica.

Per informazioni sul Cammino di Dante e le sue iniziative: www.camminodante.com

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Paola Barbato presenta “Non ti faccio niente” a Punta Marina http://weekrablog.altervista.org/2017/08/paola-barbato-non-ti-faccio-niente-punta-marina/ Wed, 30 Aug 2017 09:08:28 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2248 Il nuovo romanzo della sceneggiatrice di Dylan Dog e le prime anticipazione sul festival GialloLuna NeroNotte

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Sulla spiaggia il vento soffia forte, sembra stia per scatenarsi una bufera, un vero clima da thriller per la presentazione del romanzo Non ti faccio niente di Paola Barbato.
Lunedì 28 agosto la celebre autrice di Dylan Dog ha raccontato al Bagno Perla di Punta Marina la sua ultima fatica letteraria. L’evento, che faceva parte della rassegna “Perle di libri… sulla sabbia”, costituiva anche l’anteprima del festival GialloLuna NeroNotte.

paola barbato non ti faccio niente

La copertina del libro

Paola Barbato da Dylan a Vincenzo

Per gli appassionati (come me) di Dylan Dog, Paola Barbato non ha bisogno di presentazioni, ma per i non affezionati dell’Indagatore dell’incubo forse è utile qualche delucidazione. Oltre a essere da molti anni una degli sceneggiatori di Dylan Dog, Paola Barbato ha dato vita a molti altri fumetti (come la miniserie Ut). Prima di Non ti faccio niente aveva già scritto altri tre romanzi: Bilico, Mani nude e Il filo rosso.
Per Dylan Dog ha sceneggiato un vasto numero di albi segnando anche svolte importanti nello sviluppo del personaggio (cito come esempio Xabaras, In nome del padre e Mai più, ispettore Bloch).
Nel suo nuovo romanzo sono tanti i personaggi, ma tra questi sembra avere un ruolo di primo piano Vincenzo, ma per non far spoiler a chi ancora non ha letto il romanzo non aggiungiamo altro.

Non ti faccio niente… solo due righe di trama

Anni ’80 un misterioso criminale rapisce 32 bambini, ogni volta li tiene per tre giorni e li riporta a casa senza aver tolto loro un capello. Quando, però, la polizia comincia a collegare i rapimenti lampo, l’uomo decide di scomparire.
2015, ora sono i figli dei bambini rapiti anni prima ad essere prelevati. Anche loro tornano a casa, ma privi di vita.

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Paola Barbato alla presentazione del libro

La genesi del libro

Non ti faccio niente è una storia nata nel 2012-2013, racconta l’autrice Paola Barbato durante la presentazione al Bagno Perla di Punta Marina, ma che è stato portato avanti solo nella scorsa estate.
Il travaglio, in effetti, è stato piuttosto difficoltoso, perché l’idea del romanzo non era piaciuto al primo editore e forse questo aveva fermato la scrittrice. Lei però non si è data per vinta e dopo aver pubblicato il thriller sul web attraverso Wattpad, la storia è stata notata dalla casa editrice Piemme che l’ha poi mandata in stampa.

Il rapitore bianco e la papera

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La prima copertina su Wattpad

Il “buon” rapitore all’inizio del libro, spiega Paola Barbato, cerca di mettere in guardia i genitori, facendo loro capire i propri errori. Insomma vuole dar loro una lezione. L’autrice racconta di come gli anni ’80 abbiano segnato l’esplosione del fenomeno dei rapimenti e degli abusi sui minori, e in questo panorama il rapitore bianco vuole solo cercare di mettere un freno a tutto ciò. Non ti faccio niente è un libro che parla di intenzioni, di come queste siano buone o cattive, e delle loro conseguenze.
Il vero protagonista, scherza il direttore artistico di GialloLuna Nevio Galeati, sembra essere la papera. E Paola Barbato conferma: “Sì doveva anche essere in copertina. Ma dentro la casetta (che è in copertina) c’è una luce gialla e secondo me lì c’è proprio la papera”. Ma per sapere di più su questo personaggio dovrete leggere il libro.

Anticipazioni su GialloLuna NeroNotte

Come già è noto, questa XV edizione del festival GialloLuna NeroNotte sarà dedicato agli avvocati, prendendo spunto dal 100° anniversario della nascita di Raymond Burr (il leggendario Perry Mason). Ospiti dunque saranno veri e propri avvocati e magistrati, rivela Nevio Galeati al termine della presentazione. Ma forse spunta anche il nome di un autore: Valerio Evangelisti. Per esserne certi, però, attendiamo il programma ufficiale del festival.

 

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Quando l’horror, il giallo e il noir si incontrano a Ravenna http://weekrablog.altervista.org/2017/07/ravenna-nightmare-giallo-luna-nero-notte-2017/ Fri, 14 Jul 2017 09:28:23 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2073 Dal 28 ottobre al 5 novembre 2017 Ravenna Nightmare Film Fest e GialloLuna NeroNotte collaboreranno di nuovo per un grandioso Festival.

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Giovedì 13 luglio, al Caffè del Teatro di via Mariani, si è svolta la conferenza stampa che ha ufficialmente spiegato alla città cosa c’è da aspettarsi quest’anno dalla rinnovata collaborazione tra le due iniziative.

Ravenna Nightmare Film Fest

Ravenna Nightmare, un progetto di Start Cinema diretto da Franco Calandrini, giunge quest’anno alla sua 15° edizione. Durante gli anni il festival ha ospitato numerosi film d’autore, spesso definiti di genere, prodotti da grandi maestri sia italiani (come Dario Argento, Matteo Garrone, Gabriele Salvatores, Stefano Sollima e Gabriele Mainetti) che stranieri (David Lynch, Ridley Scott, Peter Jackson, James Cameron).

Non si parla però solo di horror: il tema del festival include anche altri generi, che hanno comunque lo scopo di trattenere il pubblico con il fiato sospeso (crime, thriller, fantasy, ghost, mistery).
Più di 30 film saranno proiettati durante la programmazione.
Al centro di tutto i tradizionali due concorsi internazionali: quello per i lungometraggi e quello per i cortometraggi, occasioni importanti per scoprire il meglio della più recente produzione cinematografica.

Ravenna Nightmare Film Fest 2017 - Logo ufficiale

Logo ufficiale della 15° edizione.

Saranno festeggiati anche gli anniversari di due pellicole che hanno fatto la storia del cinema. Ci sarà Metropolis (di Fritz Lang – 1927), che festeggia i suoi 90 anni con un’edizione restaurata che includerà 25 minuti di pellicola che originariamente erano andati perduti, e Nirvana (di Gabriele Salvatores – 1997) arrivato al suo ventennale, che dimostra che noi italiani possiamo riuscire anche nella fantascienza, genere dal punto di vista economico molto più difficile rispetto agli altri.

Si rinnova anche la collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali e il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna e con la Fondazione Flaminia per l’Università in Romagna, per la realizzazione di tre Master Class, durante le quali gli studenti potranno imparare l’arte del cinema da grandi docenti, tra cui Alessandro Fabbri, scrittore e sceneggiatore de Il Ragazzo Invisibile (di Gabriele Salvatores – 2014) e del suo sequel, in uscita nel 2017.

Nasce anche Festival Premiere, che anticipa la stagione autunnale proponendo a intervalli regolari anteprime di film in lingua originale (fino ad ora sono stati proiettati al CinemaCity Alien Convenant e The War – Il Pianeta delle Scimmie). I prossimi titoli verranno svelati successivamente.

Per informazioni: http://www.ravennanightmare.it/

GialloLuna NeroNotte

GialloLuna NeroNotte è un progetto dell’associazione culturale Pa.Gi.Ne e diretto da Nevio Galeati. Nasce con l’intento di promuovere e diffondere la conoscenza e la lettura del giallo italiano e della letteratura di genere. Gli autori ospitati sono stati tantissimi fino ad oggi, e di varie nazionalità (solo per citarne alcuni: Eraldo Baldini, Carlo Lucarelli, Matthew Pearl, Steve Martini, James Grady, Simon Toyne, Serge Quadruppani, Petros Markaris, Juan Madrid…).

Come per il Ravenna Nightmare, anche GialloLuna NeroNotte giunge alla sua 15° edizione. Quest’anno saranno presentate diverse anteprime, durante le quali sarà possibile conoscere gli autori (affermati ed emergenti) nelle librerie ma anche in luoghi più informali, magari davanti a un aperitivo o in osteria. L’obiettivo poi è quello di allargare gli orizzonti per coinvolgere anche altri grandi centri della provincia di Ravenna.

GialloLuna NeroNotte 2017 - Logo ufficiale

Logo ufficiale della 15° edizione.

Il tema principale di questa edizione si concentra sul “Legal Thriller” – cioè racconti e romanzi con al centro le figure di giudici e avvocati – in omaggio ai 100 anni della nascita di Raymond Burr, famoso soprattutto per aver interpretato l’avvocato protagonista della serie americana Perry Mason.

Confermate poi le iniziative che cercano di formare alla lettura i giovani studenti, sia delle scuole superiori (in particolare il Liceo Artistico Nervi – Severini) con il progetto “GialloLuna va a scuola”, che delle facoltà di Giurisprudenza e Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna. Tra i docenti della Master Class dell’anno scorso citiamo Sergio (Alan) D. Altieri, prematuramente scomparso il 16 giugno 2017 e premio GialloLuna 2016, a cui sarà reso omaggio prima della serata di gala del 3 novembre, con la presenza anche di Annamaria Fassio, Gianluca D’Aquino (“Partagas”), Diego Di Dio (“Fore morra”), Michele Catozzi (“Laguna nera”).

Ci sarà anche una premiere il 28 agosto 2017, ore 21:00, presso il Bagno Perla di Punta Marina, durante la quale sarà presente Paola Barbato e il suo nuovo romanzo Non ti faccio niente.

Per informazioni: https://gialloluna.com

Insomma, le aspettative per questa edizione sono alte, complice il successo degli anni scorsi di questa importane partnership. Quindi preparatevi, perché come si dice… l’autunno sta arrivando.

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