Musica – WeeKra http://weekrablog.altervista.org Cultura in condivisione. Fri, 13 Jul 2018 12:21:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.3 Le Fender Vintage alla conquista di Ravenna fino al 24 giugno http://weekrablog.altervista.org/2018/06/fender-vintage-ravenna/ Wed, 20 Jun 2018 14:42:45 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3076 È arrivata il 16 giugno Fender Vintage, un’esclusiva mostra dedicata alle leggendarie chitarre, simbolo senza tempo della musica e del rock ‘n roll…ma non solo. L’esposizione, parte del programma di Ravenna Festival 2018, contiene ben 110 modelli, che potremo scoprire e riscoprire fino a domenica 24 giugno, a Palazzo Rasponi grazie al contributo di Mario [...]

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È arrivata il 16 giugno Fender Vintage, un’esclusiva mostra dedicata alle leggendarie chitarre, simbolo senza tempo della musica e del rock ‘n roll…ma non solo.

L’esposizione, parte del programma di Ravenna Festival 2018, contiene ben 110 modelli, che potremo scoprire e riscoprire fino a domenica 24 giugno, a Palazzo Rasponi grazie al contributo di Mario Boccaccini.

fender-vintageUn piacere per musicisti, appassionati, semplici curiosi. Il corpo della mostra nasce con la collaborazione di Flavio Camorani e Michela Taioli, impegnati collezionisti, che hanno messo a disposizione del pubblico le chitarre da loro possedute attraverso la creazione del Fender Vintage Museum, nato per celebrare gli anni d’oro della produzione di questi meravigliosi oggetti. Chitarre e bassi, realizzati a mano, esempi raffinati di artigianato e cura dei dettagli. Una collezione che comincia a formarsi negli anni ’70 e che è diventata, ad oggi, un’esposizione unica nel suo genere per numeri e rarità.

Gli esemplari esposti a Palazzo Rasponi fanno proprio parte dell’eccellenza del marchio: tutti sono datati tra il 1946 e il 1974. Fu proprio in quest’anno che la società fu ceduta e Leo Fender, insieme al suo team, si ritirò dal settore. Ne deriva un cambiamento – in peggio – di materiali, vernici, qualità.

Sarà proprio questo a caratterizzare le Fender “Vintage”: una fattura eccellente, legni invecchiati e deresinati per trent’anni, tutta la competenza e la manualità di artigiani esperti. Un’esperienza completa e profonda per chi suona e chi ascolta, chitarre di carattere, ognuna con la propria personalità.

È anche e soprattutto questo a rendere la mostra e il museo così speciali: le Fender che ci troviamo di fronte sono letteralmente custodi di un suono inimitabile, unico e, grazie a chi ha realizzato il progetto, pubblico.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 15 alle 19; mentre sabato, domenica e festivi è visitabile dalle 11 alle 19. Ingresso libero e gratuito. Si trova a Palazzo Rasponi, all’interno della maestosa Sala delle Feste.

Per ulteriori informazioni: visita il sito di Ravenna Festival e leggi gli aggiornamenti su Facebook.

 

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Chi l’avrebbe detto mai: intervista a Davide Montanari (Radio Fuori Luogo) http://weekrablog.altervista.org/2018/05/chi-lavrebbe-detto-mai-intervista-davide-montanari-radio-fuori-luogo/ Thu, 24 May 2018 08:28:05 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3065 L’estate è alle porte: arriva il caldo, la voglia di mare, di divertimento e degli happy hour. Oggi andiamo alla scoperta dei Radio Fuori Luogo, progetto cantautoriale di Davide Montanari, e dell’album di debutto “Chi l’avrebbe detto mai!”. I nostri lettori più fedeli avranno sicuramente compreso la nostra mission, che include anche l’andare a scovare [...]

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L’estate è alle porte: arriva il caldo, la voglia di mare, di divertimento e degli happy hour. Oggi andiamo alla scoperta dei Radio Fuori Luogo, progetto cantautoriale di Davide Montanari, e dell’album di debutto “Chi l’avrebbe detto mai!”.

I nostri lettori più fedeli avranno sicuramente compreso la nostra mission, che include anche l’andare a scovare nuovi talenti artistici nel territorio ravennate. Può capitare, però, di uscire dai confini e questa volta siamo arrivati a Fano, nelle Marche.

Sono riuscito ad ascoltare l’album, come spesso sta accadendo ultimamente, durante una delle mie sporadiche sessioni di jogging.
Sì. So cosa state pensando, ma fare attività fisica è l’unico momento in cui non ci sono motivazioni valide per non ascoltare musica. Basta usare delle buone cuffie.

Ma andiamo avanti. Già dai primi secondi si intuisce lo stile che accompagnerà tutto l’album di Davide Montanari. L’ukulele qui la fa da padrone, dando un carattere esotico e allo stesso tempo creando nei pezzi una struttura stabile. Non mancano batteria, chitarre e fisarmonica. Mi è piaciuto l’utilizzo dell’elettronica, tra synth ed effetti vari, presente eppure mai di troppo.

Difficile dare un genere a Chi l’avrebbe detto mai!: a volte i richiami al reggae sono piuttosto chiari, però ci sono molti altri stili che, assieme ai numerosi cambi di ritmica, rendono il prodotto abbastanza eterogeneo. Ed è un bene.

Davide Montanari (Radio Fuori Luogo)

Davide Montanari.

Tra le influenze musicali più rilevanti, si legge nella biografia, si trovano Rino Gaetano, Guccini, Fabrizio e Cristiano De Andrè, Finardi e Camerini. La formazione impiegata in sala di registrazione è composta da Davide Montanari (voce, ukulele, cori), Stefano Dionigi (tastiere, chitarre, programmazioni, cori) e Nicoleta Carmanschi (cori). I testi sono stati scritti insieme a Manuel Scrofani.

Chi l’avrebbe detto mai! è un album brillante, fatto dai giovani per i giovani; pur trattando a volte questioni di interesse sociale, mantiene un carattere allegro e spensierato. È bello da ascoltare ma forse, come per gli España Circo Este, la resa è sicuramente molto più forte dal vivo.

Abbiamo chiesto a Davide di spiegarci meglio alcune cose, e queste sono state le sue risposte.


Come nasce Radio Fuori Luogo?

«Il progetto nasce dal mio incontro puramente casuale con il paroliere Manuel Scrofani, nel fine serata di un capodanno di quasi una decade fa. Tra fiumi di parole ci accorgemmo della comune passione per la scrittura ed eravamo d’accordo sul fatto che nella musica italiana contemporanea mancasse un progetto cantautorale impegnato ma allo stesso tempo scherzoso e che soprattutto trasmettesse un messaggio di speranza, sempre e in ogni caso.
Radio Fuori Luogo nasce quindi dalla volontà di dare voce e speranza a tutte quelle persone che non hanno la forza, il coraggio o semplicemente la possibilità di farlo; questa è la spiegazione del termine ‘Radio’. Per quanto riguarda le parole ‘Fuori Luogo’, sono riferite a tutte quelle voci fuori dal coro, che non hanno una collocazione o bandiera precisa, ma vogliono cambiare, e che sempre si sono sentite straniere in una società imprigionata nella sua finta libertà.»

Come prendono forma le canzoni?

«Tutti i testi sono nati dagli incontri con persone conosciute durante il nostro cammino, anche semplicemente da conversazioni fatte in strada. Generalmente le canzoni vengono costruite attorno ad una sole frase o parola che mi colpisce particolarmente, e poi viene sviluppato tutto il resto.»

Chi l'avrebbe detto mai! - Radio Fuori Luogo (cover)

La copertina dell’album.

Perché l’ukulele?

«La scelta dell’ukulele è nata praticamente per gioco; quando ero in preda a 40 di febbre ho iniziato a strimpellarlo ed è nata “Hawaii”.
Da lì ho avuto l’illuminazione di registrare un intero album con l’ukulele, il che poteva essere un azzardo, ma l’allegria e la spensieratezza dell’ukulele formava un bel contrasto con i testi, e a mio parere il giusto equilibrio.»

Prossimi appuntamenti?

«Sto organizzando delle date nei locali estivi con il gruppo, ma anche delle date improvvisate in strada con il Tacabanda, in esibizione oneman band più il mio fedele compagno Claudio, il mio cane ahahaah!»


Le canzoni sono scritte in italiano e i testi sono liberamente consultabili su questa pagina.
L’album è disponibile in digital download e in streaming sulle principali piattaforme online. Per ulteriori informazioni potete dare un’occhiata sul sito ufficiale.
Se volete restare in contatto con Davide Montanari ci sono anche Facebook, Twitter, Instagram e YouTube.

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Lo(w) fai o non lo fai: il nuovo video di Elia http://weekrablog.altervista.org/2018/04/low-fai-video-elia-agostini/ Fri, 27 Apr 2018 09:41:30 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=3028 È uscito il 24 aprile il nuovo brano (e il nuovo video) di Elia, il giovane cantautore di Alfonsine che avevamo intervistato qualche tempo fa. La sua nuova canzone si chiama Lo(w) Fai. La canzone, sfornata pochi mesi dopo A Bobine, si contraddistingue per un ritmo molto vivace e solare. Il videoclip è stato registrato [...]

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È uscito il 24 aprile il nuovo brano (e il nuovo video) di Elia, il giovane cantautore di Alfonsine che avevamo intervistato qualche tempo fa. La sua nuova canzone si chiama Lo(w) Fai.

La canzone, sfornata pochi mesi dopo A Bobine, si contraddistingue per un ritmo molto vivace e solare. Il videoclip è stato registrato ad Alfonsine, negli spazi del cinema Gulliver, sotto l’occhio attento di Federico Randi, produttore e in questo caso anche regista di Elia.

 

Nel video (dentro e fuori)

Oltre a Elia Agostini (chitarre, synth, tastiere e voci), hanno suonato in Lo(w) Fai anche Andrea Nati alla batteria, Andrea Valentinotti al basso e Arianna Pasini ai cori. Nel video compaiono anche Camilla Mancini e il corpo di ballo dell’Associazione Passi di Danza. Tutti truccati da Eleonora Zanoni.

Dato che non è mia intenzione raccontarvi il significato del brano e darvi strane spiegazioni sulla composizione del testo, non mi resta che scrivervi: buon ascolto.

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Il viaggio nel tempo dell’Uomo a Vapore http://weekrablog.altervista.org/2018/04/viaggio-uomo-vapore/ Thu, 12 Apr 2018 07:00:01 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2998 "Uomo a Vapore" è uno pseudonimo e uno spettacolo. Uno pseudonimo per Fiorenzo Mengozzi, batterista e percussionista. Uno spettacolo sempre per lui, Fiorenzo Mengozzi, che ha deciso di scalare un livello facendo una scommessa contro se stesso: mettere in scena la sua idea, la sua riflessione.

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Uomo a Vapore è uno pseudonimo e uno spettacolo. Uno pseudonimo per Fiorenzo Mengozzi, batterista e percussionista prestato a vari ed eventuali generi. Uno spettacolo sempre per lui, Fiorenzo Mengozzi, che ha deciso di scalare un livello facendo una scommessa contro se stesso: mettere in scena la sua idea, la sua riflessione.
Se il nome vi suona familiare, ecco il perché: abbiamo conosciuto l’Uomo a Vapore prima di conoscere Uomo a Vapore. Chiaro? No? Leggete l’intervista che abbiamo fatto proprio a lui, Fiorenzo Mengozzi, per rinfrescarvi la memoria.
Poco dopo aver fatto due chiacchiere con l’autore, abbiamo assistito alla replica andata in scena sabato 3 marzo, al Teatro Socjale di Piangipane. E non siamo rimasti delusi.

uomo-a-vaporeIn questo spettacolo c’è tutto: c’è il passato, c’è il presente, c’è perfino una timida occhiata al futuro. Ma in particolare ci sono due elementi che convivono e si reintegrano a vicenda: musica e parole. Due facce della stessa medaglia in questo caso, entrambe ben calibrate per non peccare di squilibrio in nessuno dei due sensi.
Uomo a Vapore è uno spettacolo musicale, non musicato: la colonna sonora si sposa con le parole di Roberto Mercadini, non a caso nate dalle suggestioni e dai pensieri di chi per primo – Mengozzi – è partito realizzando un insieme di musiche e suoni che solo in seguito sarebbe diventato un vero e proprio spettacolo.

Un’avventura interessante, uno spunto di riflessione, un bel viaggio nel tempo e, attraverso alcuni testi, anche nello spazio. I suoni meccanici riprodotti nel corso dello spettacolo trascinano l’attenzione alla realtà, mentre si mescolano alle suggestioni dei musicisti. Intanto, un ironico, creativo e divertente Mercadini si cimenta con gli stessi temi che hanno ispirato l’idea stessa alla base di Uomo a Vapore.
Che ne sarà di noi? O piuttosto, che ne è di noi…adesso?

Attraverso aneddoti personali, storie di documentazione, riflessioni pure e semplici, Mengozzi e Mercadini ci trasportano con abilità e gradualità al loro punto di vista, quello più giusto: una sana via di mezzo. Non automi, non trogloditi. In pari, sebbene con il beneficio del dubbio. Ma come fare?
uomo-a-vaporeQuello della tecnologia e del suo impatto sulla società è un argomento spinoso e profondo, su cui gli accademici di tutto il mondo spendono parole e pagine. Noi, per una sera, l’abbiamo affrontato con la musica.

Quindi, qual è la risposta? Esiste davvero un modo di convivere con la rivoluzione digitale senza rimanerne travolti? Il bello di Uomo a Vapore è proprio questo: non dà la risposta, dà la sua risposta. Quella di Mengozzi, quella di Mercadini. Un punto di vista, un suggerimento.

Poi suvvia, ognuno la pensa come vuole.
Noi la pensiamo come loro.
Volete sapere perché?
Dovrete scoprirlo voi stessi, andandoli a vedere, sentire e ascoltare.

Quando?
Sabato 14 aprile al Teatro Comunale di Cesenatico.

Buona visione. Buon ascolto.

 

Per informazioni su Uomo a Vapore e sui prossimi appuntamenti:
www.uomoavapore.com
Facebook: Uomo a vapore

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“Lo stretto necessario” secondo Giacomo Scudellari http://weekrablog.altervista.org/2018/04/stretto-necessario-giacomo-scudellari/ Sat, 07 Apr 2018 16:49:46 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2989 Giacomo Scudellari, classe 1986, è un cantautore leggero e deciso, dai richiami antichi e moderni. Uno stile che riporta gli echi del cantautorato italiano storico, ma con connotazioni nuove, un po' ironiche, un po' serie, un po' tutte e due. Gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo lavoro.

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Giacomo Scudellari, classe 1986, è un cantautore leggero e deciso, dai richiami antichi e moderni. Uno stile che riporta gli echi del cantautorato italiano storico, senza affossarsi nei suoi schemi attraverso connotazioni nuove, un po’ ironiche, un po’ serie, un po’ tutte e due.

Lo stretto necessario, suo album d’esordio dopo l’EP del 2013 Santi o non Santi, è uscito il 16 marzo  per l’etichetta Brutture Moderne, con la produzione e la collaborazione musicale di Francesco Giampaoli. Si tratta di un insieme di tracce molto interessanti, un viaggio in una serie di visioni ed episodi. Chi ama la musica e le parole non può che apprezzare il lavoro di Giacomo Scudellari.

Se temete di essere arrivati tardi, non scomponetevi: martedì 10 aprile alle 21.30, nella meravigliosa cornice del Teatro Socjale di Piangipane, ci sarà il concerto di presentazione ufficiale dell’album.
Nell’attesa, ci siamo tolti qualche dubbio insieme al diretto interessato.

Ci sono degli artisti che ti hanno influenzato nella realizzazione del tuo percorso musicale?

«Sì, i riferimenti sono quelli della canzone d’autore italiana, diciamo quella che solitamente viene incasellata come “classica”, i decenni ’60 e ’70. Se vogliamo fare qualche nome, a parte De Andrè – che ormai è un riferimento per chiunque si avvicini alla canzone in Italia – ci può essere un De Gregori, come un Paolo Conte. È stata una stagione talmente florida che citare un nome piuttosto che un altro è un po’ riduttivo. Sicuramente sono tutti ascolti che ho fatto e rifatto, sono un po’ come dei grandi classici della letteratura: ognuno ha dei riferimenti solidi, in Italia abbiamo avuto una stagione molto fortunata.»

Come sono nati i brani dell’album? Hanno legami particolari con qualche periodo della tua vita o sono stati prodotti in un arco di tempo più breve?
giacomo-scudellari

«Diciamo che questo è un po’ il precipitato di un’attività che sto portando avanti da qualche anno. La scrittura delle canzoni è un’attività che conduco da ormai una decina d’anni, questa qui è una selezione. Però parliamo di brani che sono stati scritti anche tre anni fa, che ho poi portato ai live mentre facevo da spalla alla formazione marchigiana GANG, che suona da molto tempo. Questo mi ha aiutato a fare una scelta dei pezzi anche sulla base del riscontro che avevo con il pubblico durante le serate. Quindi è un po’ una sintesi della mia attività negli ultimi anni. Sono canzoni spalmate in un periodo di tempo non proprio ristretto, una selezione dai miei ultimi anni di attività.»

Ci sono canzoni in particolare che consiglieresti? Quali brani suggeriresti di ascoltare a qualcuno che deve ancora scoprire il tuo lavoro?

«Sicuramente la prima canzone, Il cantico della sambuca, è un po’ il manifesto di tutto il disco, di cui abbiamo fatto anche il primo video musicale. In quel pezzo ci sono le note allegre e più introspettive del testo mescolate, con dei particolari cori africani realizzati dal produttore artistico Francesco Giampaoli. Dopodiché direi anche l’ultima, appunto Lo stretto necessario, che chiude il disco. Se non altro perché ascoltare la prima e l’ultima canzone di un album ti dà già un’idea di quale sia la visione che ti si apre. Anche questa è una canzone a cui sono legato, perché è un brano più meditativo, introspettivo, che chiude il cerchio.»

Come e quando ti sei avvicinato alla musica?

«Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica da piccolissimo, perché ho suonato il piano da piccolo, ho fatto un po’ di conservatorio e poi sono passato alla chitarra. In seguito ho associato gli ascolti che facevano i miei genitori in macchina, cantautori a rotta di collo. Dopo è diventata una passione. Come può esserci la passione per disegnare, c’è la passione per provare a fare canzoni. Magari all’inizio uno le scrive brutte, che fanno schifo, però si lima, si prova, si riprova. Io ho scritto una montagna di roba senza senso, però dopo un po’ capisci qual è il tuo linguaggio, la tua visione, il tuo stile e continui a farlo. Ma lo fai perché senti questa esigenza, non è un obbligo. Se uno se lo sente lo fa, se no si fa una passeggiata, fa qualcos’altro.»

giacomo-scudellariIn questo periodo è molto frequente riferirsi ai cantautori come “i poeti del nostro tempo”: ti riconosci in questa visione?

«Mi sembra una classificazione sbagliata, come classificare una cosa per un’altra. Considero la canzone una forma espressiva autonoma, con i propri connotati caratteristici. Sarebbe come definire una scultura un quadro, è semplicemente un’altra cosa. Preferirei definirmi “cantautore”, ma semplicemente perché canto le canzoni che scrivo, non perché faccia più figo dirlo.»

Come è nata la collaborazione con Davide Salvemini per la realizzazione della copertina e del video di Il cantico della sambuca? Hai cercato volontariamente una sfumatura artistica e contemporanea?

«Mi sono rivolto a lui perché l’idea di fondo dell’intero progetto era portare avanti la canzone tradizionale più classica, tenendo i piedi piantati nel 2018. Questa è la grande sfida che abbiamo provato ad affrontare al meglio delle nostre possibilità. Dopodiché, anche dal punto di vista visivo, volevo che questo disco appartenesse al 2018. Mi sono appoggiato a un artista che stimo e apprezzo molto, al quale ho dato assolutamente carta bianca. Gli ho detto di fidarmi ciecamente di lui e di fare ciò che voleva con il materiale che gli avevo dato, di vedere che visioni gli suscitasse.»


Per scoprire di più:

Facebook – Giacomo Scudellari

Per ulteriori informazioni sulla presentazione di martedì 10 aprile:
Teatro Socjale – FB Event

Photo credits: Nicola Baldazzi

 

 

 

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Concerti in arrivo: Punkreas, Negrita, Baustelle e tanti altri http://weekrablog.altervista.org/2018/03/concerti-in-arrivo-aprile-punkreas-negrita-baustelle/ Fri, 30 Mar 2018 17:27:28 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2968 Ci sono Negrita, Baustelle e Mannarino nei dintorni. Ma occhio ai Bud Spencer Blues Explosion ai mai domi Punkreas e ai metallari Angra

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Eccoci al consueto appuntamento con la musica live in Romagna e dintorni. Tanti appuntamenti in stile punk rock, con una puntina di metallo e diverse voci italiane.

Ultima chiamata per…

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Bud Spencer Blues Explosion

Cominciamo dai concerti in arrivo tra fine marzo e inizio aprile. Partiamo proprio dal 31 marzo, quando il punk rock svedese degli scatenati Satanic Surfers irrompe al Rock Planet di Pinarella (con 23 euro ci andate). Pesce d’aprile mica da poco a Cesena, dove proprio la domenica di Pasqua arrivano al Vidia Club i Bud Spencer Blues Explosion (biglietti a 12 euro). Invece, il 5 aprile il sound diventa più metallaro con i portoghesi Angra che giungono al Zona Roveri di Bologna (28 euro).

Il trittico bolognese (si fa per dire)

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Negrita

Restiamo in zona Bologna per un trittico di concerti da non sottovalutare: il 10 aprile tocca ai Negrita all’Unipol Arena di Casalecchio (biglietti a partire da 34 euro), l’11 aprile ci sono i Machine Head al Zona Roveri (e qui si va sui 36 euro) e il 12 sono di nuovo in tour i Baustelle che presentano il nuovo disco all’Estragon (29 euro per esserci).

Quanto sono Tozzi questi Punkreas?

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Punkreas

Seconda parte del mese dedicata a grandi nomi di generi diversi. Cominciamo dai Punkreas che ritornano al Rock Planet il 14 aprile (biglietti a 15 euro). Il 19 un’altra data dei Bud Spencer Blues Explosion, stavolta a Bologna al Locomotiv Club (e qui servono 15 euro). Infine, chiudiamo la rubrica dei concerti in arrivo con due cantautori italiani: Umberto Tozzi che si presenta il 23 aprile al Teatro Duse di Bologna (biglietti a partire da 35 euro), mentre il giorno seguente, sempre a Bologna, arriva Mannarino, ospite al Teatro Europauditorium (anche qui a partire da 35 euro).

Buona musica.

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Nuova chiamata per le giovani energie creative della Romagna http://weekrablog.altervista.org/2018/02/chiamata-energie-creative-2018/ Tue, 27 Feb 2018 10:57:09 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2920 Visto il successo della precedente edizione, torna la chiamata per le giovani energie creative della Romagna, promossa da Cristina Mazzavillani Muti e da tutto il Ravenna Festival. Iscrizioni entro il 20 aprile 2017.

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In molti si ricorderanno cosa è successo a maggio dell’anno scorso: per la prima volta, infatti, Ravenna Festival ha istituito delle audizioni rivolte ai giovani talenti dagli 8 ai 18 anni, provenienti dalla nostra regione. Visto il successo, quest’anno si replica.

«Lo scopo di questi incontri», ci racconta Cristina Mazzavillani Muti nella nostra intervista, «è un dialogo tra la direzione del Festival e una fascia speciale della nostra zona, quella che va dagli 8 ai 18 anni, perché i loro desideri e le loro passioni non sono mai abbastanza ascoltati. Vorrei che i ragazzi vivessero il teatro in un’atmosfera familiare, e sentissero soprattutto che esso appartiene anche a loro, non solo a chi può permettersi l’abbonamento o agli artisti professionisti.»

YouTube Video

Intervista a Cristina Mazzavillani Muti (WeeKra).

Non posso dire con certezza come l’hanno presa i ragazzi, ma per me che sono andato ad assistere come semplice spettatore è stato davvero molto emozionante. Prima di tutto vedere così tanti ragazzi salire su un palco del genere, a volte imbarazzati, altre volte con sicurezza più controllata, fa riflettere sulla grande opportunità che viene offerta loro. E sto parlando solo di salirci, su quel palco. Ma la parte più preziosa di questa iniziativa è proprio questo dialogo con Cristina Mazzavillani Muti e il resto della Direzione del Festival, dialogo che serve proprio a dare consigli e incoraggiare, inducendo la giovane energia creativa ad estrarre il meglio dalla sua passione, continuando su quella meravigliosa strada.

E c’è da dire che, seppure fosse stato esplicitamente dichiarato che non sarebbero stati provini di nessun tipo, per molti di quei ragazzi che si sono presentati su quel palco, ci sono state delle altre opportunità (come ad esempio lo spazio che è stato offerto loro in occasione della Trilogia d’Autunno 2017).

Quindi… chissà? Quel che è certo è che questa è un’esperienza che un giovane dovrebbe fare, almeno una volta, visto che in questa delicatissima fase è così terribilmente semplice incontrare stimoli che convinceranno il potenziale artista a svilupparsi e a dedicare la propria vita all’arte oppure gli faranno abbandonare (forse per sempre) questa importantissima componente della sua personalità.

Per partecipare (gratuitamente) a questa seconda edizione bisogna compilare il modulo d’iscrizione (inclusa l’autorizzazione dei genitori o dei tutori in caso di minori) e inviarlo via e-mail all’indirizzo segreteria@teatroalighieri.org entro le ore 12:00 di venerdì 20 aprile 2018. Potranno partecipare un massimo di 200 partecipanti (in ordine di iscrizione) e sono ammesse tutte le discipline, anche sportive, che includano componenti artistiche. Gli incontri si terranno dal 21 al 29 maggio 2018 ed è possibile iscriversi anche se si era tra i partecipanti dell’anno scorso.

Per ulteriori informazioni visitate la pagina dedicata di RavennaFestival.

In copertina: foto tratta dalla pagina Facebook di Ravenna Festival (link).

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Toto, Zucchero e Calexico, questi e altri concerti in arrivo http://weekrablog.altervista.org/2018/02/toto-zucchero-concerti-ravenna-bologna-marzo-2018/ Fri, 23 Feb 2018 10:56:04 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2908 Zucchero all'Unipol Arena, i Calexico all'Estragon. A Cervia arrivano invece i Satanic Surfers. Spazio anche alle band ravennati di The Doormen e Hernandez & Sampedro

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Torna l’appuntamento della rubrica Concerti in arrivo con dei nomi importanti: li avete presente Zucchero e i Toto? Be’ si fanno vedere dalle parti di Bologna e anche in Romagna spuntano dei bei live, ma andiamo con ordine.

Last minute – concerti in partenza

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I ravennati The Doormen

Concerti in arrivo a breve, anzi a brevissimo. Il 23 febbraio giocano in casa The Doormen che vanno ospiti al Circolo Abajur di Ravenna (ingresso gratuito con tessera Aics). Il 24 febbraio, invece, i britannici The Wave Pictures suonano al Bronson di Madonna dell’albero (biglietti a 10-12 euro).

Voci italiane: Jova, Brunori e Zucchero

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Zucchero in concerto

Dal 3 al 6 marzo è Jovanotti il re del RDS Stadium di Rimini, ma attenzione rimangono pochi posti e non sono a buon mercato (dai 75 euro in su).
Il 5 marzo spazio invece al cantautore Brunori Sas che fa tappa a Bologna, al Teatro Europauditorium (posti tra i 25 e i 34 euro). Il 7 marzo Brunori sbarca pure al Teatro Alighieri di Ravenna, ma online non ci sono più biglietti disponibili. Ci sono invece ancora posti liberi (si va dai 35 agli 80 euro) il 13 marzo per il Wanted tour di Zucchero che si fa sentire all’Unipol Arena di Casalecchio (BO).

Dall’America alla Svezia con un tocco di Romagna

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I Toto

Nella seconda parte di marzo è l’America a guidare le date principali di Romagna e dintorni. Il 16 marzo giungono a Bologna dall’Arizona i Calexico, suoneranno all’Estragon (23 euro). Influenza americana anche per i ravennati Hernandez&Sampedro che il 18 marzo presentano all’Auditorium Arcangelo Corelli di Fusignano uno speciale concerto dedicato a Pearl Jam e Neil Young dal titolo Jammin’ in the free world (biglietti a 10-12 euro).
Il 23 marzo ci sono ancora gli Stati Uniti con i Toto che portano il loro rock e le loro celebri ballad all’Unipol Arena di Casalecchio (prezzi che vanno da 46 a 60 euro). E chiudiamo il 31 marzo con i Satanic Surfers, band hardcore punk proveniente dalla Svezia che suona al Rock Planet di Pinarella di Cervia ( biglietti a 23 euro).

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Intervista a Fiorenzo Mengozzi: come nasce un Uomo a Vapore http://weekrablog.altervista.org/2018/02/uomo-a-vapore/ Sun, 18 Feb 2018 18:00:12 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2891 Fiorenzo Mengozzi, classe 1976, è un batterista e percussionista poliedrico, che da un anno ha battezzato il suo primo spettacolo teatrale, Uomo a Vapore. Lo abbiamo incontrato in vista delle prossime settimane di repliche.

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Fiorenzo Mengozzi, classe 1976, è un batterista e percussionista poliedrico, che nella sua carriera si è dedicato a generi e stili musicali differenti. Da ormai un anno ha battezzato il suo primo spettacolo teatrale, Uomo a Vapore, un intreccio di musica e parole da lui ideato e realizzato in collaborazione con Roberto Mercadini.

Lo abbiamo incontrato in vista delle prossime settimane di repliche: sabato 3 marzo al Teatro Socjale di Piangipane  e sabato 14 aprile al Teatro Comunale di Cesenatico.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Come si fondono teatro e musica, due linguaggi tecnicamente diversi?

uomo-a-vaporeÈ stata la sfida che ho voluto cogliere. Io nasco musicista e rimango musicista tuttora, anche se mi sono buttato in questa avventura. Ho comunque avuto precedenti esperienze di musica abbinata a letture o al teatro: quasi sempre, soprattutto da parte degli attori o dei lettori, c’è una certa reticenza, perché ritengono che la musica distolga l’attenzione dalla lettura e dalla recitazione. Io ho sempre pensato il contrario e la sfida che ho lanciato a Roberto Mercadini è stata proprio questa: riuscire a creare qualcosa che non desse risalto a una parte piuttosto che all’altra. Insomma, che le due cose andassero di pari passo e che si compenetrassero ed enfatizzassero a vicenda. Non è semplice perché ci vogliono delle persone abituate a farlo. Sia per lui che per me era una prima esperienza.
Secondo me l’esperimento è riuscito, è diventato un bel progetto in generale, anche se forse non dovrei dirlo io. Chiaramente quando crei non sei mai soddisfatto al 100%, vorresti sempre cambiare qualcosa, ma è giusto così. Secondo me una tensione creativa deve rimanere.

Come si è sviluppata la collaborazione con Roberto Mercadini?

Per questo lavoro il processo è stato molto diverso da quello canonico: la colonna sonora è nata prima, non è stato uno spettacolo per il quale mi hanno chiesto di inventarla.
Io avevo in testa il progetto, l’idea che doveva esprimere. Essendo musicista ho cercato di tradurre queste idee in suggestioni musicali, però chiaramente certi concetti sono faticosi da esprimere solo con la musica. Con Roberto avevo già lavorato varie volte, mi è scattata questa idea di coinvolgere una persona come lui, che trovavo e trovo tuttora molto adatta. A quel punto non ho fatto altro che raccontargli tutto quello che avrei voluto che dicesse, per poi dargli carta bianca su come farlo. Ci siamo incontrati ormai tre anni fa a parlare di questo progetto, allora gli ho consegnato un libricino di appunti con dentro di tutto. Gliel’ho dato perché entrasse un po’ nel mood, nel mondo interiore che mi ero creato. Però non c’era un testo: c’erano degli sprazzi di concetti, aforismi e citazioni, brani di libri. Ci sono voluti altri incontri per spiegarci meglio, poi il meccanismo è diventato molto semplice.

Quello che stai raccontando riguarda lo spettacolo Uomo a Vapore, ma il tuo progetto nasce ancora prima, con questo pseudonimo.

uomo-a-vaporeDiciamo che è un processo sfociato in uno spettacolo teatrale, al quale non sono stato in grado di dare un nome diverso, perché tutto era nato da quella cellula lì.
Sì, Uomo a Vapore è in realtà il mio pseudonimo come musicista “solista” e come compositore. Quello che ho utilizzato per la carriera al di fuori delle altre band con le quali continuo comunque a lavorare.

A cosa è dovuta la scelta di questo nome? Che cosa significa?

Si riferisce alla difficoltà dell’uomo contemporaneo nello stare al passo coi tempi. Con tutte le tematiche dell’ipervelocità, del multitasking in questo mondo impazzito, ho ragionato sulla difficoltà e sul voler mettere un freno a questa schizofrenia. Ho pensato al passato, al recuperare un modo di vivere più umano, con ritmi più naturali. La prima cosa che mi è venuta in mente, anche come visione estetica, è stata la rivoluzione industriale, il mondo meccanico non digitale.
Mi sono legato subito alla sfera dell’Ottocento, che ho sempre amato. Tuttavia, se recuperi un modo di vivere totalmente lento, in senso stretto, rischi di essere emarginato. Quindi l’Uomo a Vapore è la personificazione di colui che riesce a trovare un equilibrio, tra il non impazzire completamente e l’essere un eremita.
La genesi è stata questa, poi si è portata dietro concetti paralleli e complementari, come la riscoperta del fare le cose a mano. Proprio per rispettare la dicotomia tra antico e moderno, il disco è uscito in digitale e in vinile: è stato escluso il formato cd per rappresentare concettualmente questa divisione.
Il vinile me lo sono stampato tutto a mano. Ho fatto l’istituto d’arte, quindi sono tornato a usare le sgorbie, a fare le incisioni. Tutto ciò che è grafico è stato fatto a mano. La versione digitale invece si trova su Amazon, Bandcamp, Spotify e ITunes.
Parallelamente ho anche realizzato delle stampe artistiche a tema, tramite la tecnica della linografia. Raffigurano vari soggetti a tema e sono stampate su carta povera, la carta gialla dei macellai, che ho sempre adorato.

Di solito ogni musicista ha una storia molto personale su come si sia avvicinato al suo strumento. Tu perché hai iniziato a suonare la batteria?

È stato abbastanza casuale. Da bambino ho vissuto un’infanzia non troppo felice. Abitavo in centro a Ravenna e mi ero trasferito in campagna, a scuola ero lo straniero in una classe già affiatata. L’ho vissuta malissimo, oltretutto i miei genitori lavoravano come dei matti, quindi ero spesso a casa da solo. Insomma, alle medie andavo abbastanza male. Una sera andai a sentire un’orchestrina locale di liscio e rimasi affascinato dal batterista. Scoprii che si trattava del mio vicino di casa, tra l’altro dal nome emblematico: Dante Giotto. Completamente autodidatta. Andai da mia mamma dicendo: “se mi promuovono mi compri la batteria”. Mia mamma disse di sì, pensando che mai al mondo sarebbe finita così. Invece sono riuscito a passare, quindi mi hanno comprato la batteria. Quell’estate cominciai a studiare, proprio da Dante Giotto. Poi sono andato al liceo musicale e ho incominciato a suonare dal vivo. Avevo messo un annuncio, ho trovato un po’ di gente della zona. Sono stato per diversi anni nella scena underground di Ravenna dei primi anni ‘90. Mi stava un po’ stretto l’ambiente, erano sempre tutti strafatti: la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato lo svenimento del mio cantante, a metà di un concerto. Allora ho chiuso con l’ambiente, ma ho avuto anche un rifiuto dello strumento. Sono stato quasi un anno fermo e la mia ragazza, che adesso è mia moglie, a un certo punto mi ha detto: “Ti prego, torna a suonare perché non ti si sopporta più”.
uomo-a-vaporeUn giorno vidi su TMC2 un video in cui suonavano un tamburo irlandese…ti parlo di 17 anni fa: questo strumento in Italia non lo conosceva praticamente nessuno. Ho scritto una lettera a un costruttore, in un inglese stentato, per farmene inviare uno. Così è cominciata una carriera parallela di musicista di musica irlandese. Col tempo sono diventato anche insegnante di bodhrán, così si chiama questo tamburo. Insegno da 13 anni alla Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli.
Ho suonato folk-rock sperimentale per molto tempo insieme ai Marcabru, con cui ho anche ricominciato a suonare la batteria. È un gruppo col quale suono tutt’ora, il 15 aprile uscirà il nuovo disco.
Più tardi ho cominciato a maturare la voglia di fare qualcosa di più personale.

Da dove è nata l’ispirazione per comporre le musiche di Uomo a Vapore?

Il concetto da cui sono partito è quello del meccanismo, inteso come una serie di ruote dentate, leve, vari elementi indipendenti che vanno a un ritmo diverso, che hanno un ciclo diverso e che, messi assieme, creano un unicum armonico. Per tradurre questo in musica ho cominciato a incastrare tempi diversi, utilizzando dei rumori che ho campionato e messo in loop. In seguito ho costruito il resto dei brani musicali, che sono composti fondamentalmente da melodie, a volte dolci, a volte meno ritmiche, da rumori meccanici e da tappeti di synth.
Dopodiché i musicisti mi hanno dato una gran mano. Ho chiamato un bravissimo chitarrista: Graziano Versari, di Forlì. Poi mi sono fissato con il volere uno strumento più “classico”, magari un arco, un violoncello. Avevo bisogno di una persona che non fosse come molti artisti classici, qualcuno che riuscisse a suonare e che ci potesse liberamente mettere del suo. In questo senso ho incontrato una ragazza veramente eccezionale, Veronica Fabbri Valenzuela. Purtroppo al Teatro Socjale non ci sarà, ma verrà sostituita da Nicoletta Bassetti, violinista e violista.

Stimolare le riflessioni del pubblico fa parte degli obiettivi dello spettacolo?

Io credo che quando si sale su un palco per tutti, oltre a un sano esibizionismo, ci sia anche la voglia di trasmettere qualcosa. Per me è sempre stato così. Anche attraverso la musica irlandese ci piace trasmettere allegria al pubblico. C’è sempre uno scambio, un messaggio. In questo caso il messaggio è più articolato, perché si tratta proprio di una riflessione. Sono tutti piccoli episodi, riflessioni su argomenti più specifici che hanno chiaramente lo stesso filo conduttore, che li porta alla conclusione.

Per informazioni su Fiorenzo e sui suoi prossimi appuntamenti:
www.uomoavapore.com
Facebook: Uomo a vapore

 

 

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Intervista a Ruggero Ricci: tra nuvole e chitarra http://weekrablog.altervista.org/2018/02/intervista-ruggero-ricci-cantautore/ Wed, 14 Feb 2018 09:16:33 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2871 Ruggero Ricci, cantautore di Ravenna, ha da poco pubblicato il suo secondo album "La forma delle nuvole". Leggi la nostra intervista!

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Prosegue la nostra missione per promuovere i nuovi, giovani talenti della nostra zona. Dopo avervi presentato Elia, oggi vogliamo parlarvi di Ruggero Ricci, cantautore ravennate.

Ruggero nasce a Lugo nel 1989 e cresce manifestando già dall’infanzia un fortissimo attaccamento alla musica, ammirando idoli quali Amy Winehouse, Janis Choplin, Billie Holiday e James Brown. Un giorno decide di iniziare a scrivere, per finalizzare le sue passioni in qualcosa di più completo.

Nel 2013 vince il premio Futura al contest “Sanremo Music Awards”, come miglior cantautore dell’anno, inaugurando una fortunata successione di eventi che lo vedranno impegnato in diversi importanti talent, concorsi, festival e concerti (tra i quali l’opening act al live di Michael Bolton a Castel Sant’Elmo, in provincia di Napoli).

Un anno dopo pubblica il suo primo album, “Contrasti”, composto da 11 brani inediti e prodotto e distribuito dall’etichetta discografica indie PMS Studio, promuovendolo poco dopo con un mini-tour promozionale di una settimana a Londra. Recentemente ha pubblicato il suo secondo album, “La forma delle nuvole”, prodotto e distribuito sempre da PMS Studio.

YouTube Video

Distratta-Mente, brano estratto dall’album “La forma delle nuvole”.

Attualmente Ruggero Ricci continua a scrivere e a suonare, alternando il lavoro di artista a quello di docente di canto presso una scuola di musica di Cesena.

Lo abbiamo raggiunto per fargli qualche domanda…


Quando hai capito di voler fare l’artista?

«Alle elementari durante la mia prima recita di fine anno, fui chiamato ad interpretare New-york – New-York nella versione di Liza Minelli e non riuscii più a smettere di cantare!»

Qual è il modo migliore per affrontare un talent?

«Sicuramente con tanta consapevolezza: la consapevolezza che senza le conoscenze giuste, se hai la fortuna di entrarci sei solamente parte di una trasmissione che deve fare audience e non musica di qualità.»

La forma delle nuvole (Ruggero Ricci) - copertina del CD.

La forma delle nuvole (Ruggero Ricci) – copertina del CD.

In un brano è più importante la musica oppure il testo?

«Sono importanti entrambi allo stesso modo: senza un testo di spessore lo scopo comunicativo di un autore viene scemando… senza un arrangiamento di qualità puoi avere anche un testo da critica ma arriverà all’ascoltatore con più difficoltà.»

Qual è il processo creativo alla base delle tue canzoni?

«Parto sempre con una melodia in testa che si tramuta in musica e poi successivamente provvedo al testo.»

Che consiglio potresti dare a un fan che vorrebbe seguire le tue orme?

«Mettersi a studiare canto in primis: solo attraverso lo studio si diviene consapevoli delle proprie possibilità vocali. Dopodiché andare a tanti concerti e farsi una cultura musicale legata in primis alla musica d’autore – non può essere un inizio migliore.»

Quali sono i tuoi prossimi passi?

«Scrivere… scrivere, scrivere. Programmare firma-copie del disco e live con la mia band. E già sto guardando all’estate.»


“Contrasti” e “La forma delle nuvole” sono disponibili sia in formato fisico che in streaming e digital download su tutte le principali piattaforme.
Potete seguire Ruggero Ricci su tutti i principali canali social (tra i quali segnaliamo la sua pagina Facebook) oppure sul suo sito ufficiale.

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Concerti in arrivo: Cisco, Morandi e Alabama rock http://weekrablog.altervista.org/2018/01/concerti-bologna-ravenna-rimini-gennaio-febbraio-2018/ Thu, 25 Jan 2018 10:56:17 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2843 Stefano Cisco Belotti e Gianni Morandi protagonisti in Romagna. Ma c'è anche tanto rock e metal tra i concerti in arrivo

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Torna la rubrica dei concerti in arrivo in terra di Romagna con una carrellata che parte da fine gennaio e ci accompagna per tutto il mese di febbraio. Tanto rock e tanto metal in questo periodo, ma non mancano i  sound indipendenti e i cantautori.

Storia e novità: il dinosauro di Cisco e la festa del Bronson

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Stefano “Cisco” Belotti

E cominciamo subito con due appuntamenti a breve scadenza. Venerdì 26 gennaio arriva ospite al Teatro Socjale di Piangipane Stefano Belotti, in arte Cisco, e porta in concerto il suo spettacolo “Dinosauro acustico”. Il biglietto costa 15 euro. Invece l’ingresso è gratuito (fino alle 23) il giorno dopo, 27 gennaio, al Bronson di Madonna dell’Albero per il Recording Fest II. Tanti i gruppi presenti in questa serata: Confrontational, Sunday Morning, Elm, Tiresia e Adriano Zanni. Sempre il 27 gennaio c’è anche il Bermuda Acoustic trio al Caffè Centrale di Villanova di Bagnacavallo (ingresso libero).
Spazio anche alle grandi e storiche band dello Stivale: il 31 gennaio c’è la Pfm al Teatro Duse di Bologna (biglietti da 35 a 50 euro) e il giorno dopo, nella stessa location, tocca a I Nomadi (posti disponibili a 25-33 euro).

Alabama rock e metal da tutto il mondo

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Lee Bains III and The Glory Fires

Il primo febbraio c’è spazio per il sound dell’Alabama dei Lee Bains III and The Glory Fires al Locomotiv Club di Bologna (17 euro per partecipare). Sold out da tempo, ma potete sempre accamparvi fuori e ascoltare i mitici Metallica nella doppia data, 12 e 14 febbraio, all’Unipol Arena di Bologna. Il 13 febbraio è invece il giorno dei Cradle of Filth, black metal band britannica che arriva al Zona Roveri di Bologna (31 euro) e sempre lì, il 17 febbraio arrivano gli italiani Rhapsody (biglietto a 32 euro).

Belle and Sebastien vs Cool Ghouls

Non si tratta di un improbabile videogame, stiamo sempre parlando di concerti. Il 14 febbraio il pop rock degli scozzesi Belle and Sebastien risuona all’Estragon di Bologna (ingresso a 36 euro), mentre il 16 febbraio sono di scena i Cool Ghouls, quartetto rock underground di San Francisco, a Ravenna al Circolo Abajur (ingresso con tessera Aics).

L’eterno Gianni nazionalemorandi-gianni-concerto-rimini

Chiudiamo la rubrica, tornando al sound di casa nostra. Il 23 febbraio The Doormen giocano in casa, nella loro Ravenna, al Circolo Abajur (ingresso con tessera Aics). Invece il 24 febbraio torna sul palco l’eterno ragazzo, Gianni Morandi, al RDS Stadium di Rimini (biglietti disponibili tra 30 e 57 euro).

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Intervista ai Sunset Radio: dal Giappone con furore http://weekrablog.altervista.org/2018/01/intervista-sunset-radio/ Mon, 22 Jan 2018 08:56:28 +0000 http://weekrablog.altervista.org/?p=2836 I Sunset Radio, punk rock band di Ravenna, dopo il recente tour in Giappone si raccontano alle nostre telecamere, in attesa del nuovo CD.

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Quando si comincia a parlare di punk rock a Ravenna, pensiamo subito ai Sunset Radio.

La band è formata da Andrea Neri (voce), Matteo Rossi (chitarra), Riccardo Tasselli (chitarra), Alberto Felice (basso) e Davide Pazzaglia (batteria).

I Sunset nascono due anni fa e da allora hanno pubblicato un album, Vices, e il secondo è in registrazione a febbraio. Oltre alle date nella zona, questi ragazzi si sono fatti anche due tour internazionali, prima in Russia, poi in Giappone.

Di ritorno da quest’ultima tappa, hanno deciso di riunirsi in studio per dedicarsi esclusivamente alla produzione del loro nuovo CD, a partire da febbraio.

Abbiamo colto l’occasione per farci raccontare qualcosa di più sugli ultimi tour che hanno fatto (e si è capito che i fan orientali sono tutta un’altra cosa rispetto a noi italiani) e qualche anticipazione sul CD e sulla line-up.

Intervista ai Sunset Radio

Abbiamo incontrato i Sunset Radio, punk rock band di Ravenna. Di ritorno dal loro tour in Giappone, ci hanno raccontato la loro storia, dall'origine del nome al loro prossimo CD in registrazione a febbraio.E ci hanno parlato anche dei fan russi e di quelli giapponesi, che sono molto, MOLTO diversi da noi italiani:

Pubblicato da WeeKra – Cultura in condivisione su Lunedì 22 gennaio 2018

Se il player non si carica correttamente, clicca qui per guardare la video-intervista sulla nostra pagina Facebook.

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